La casa al centro della politica europea

La crisi immobiliare c’è, ma è diversa dal racconto pubblico che le viene dedicato

5 Ottobre 2026

Istituto Bruno Leoni

IBL

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Dopo le proteste di Madrid, la casa sembra essere sempre più al centro della politica europea. Esiste un problema di accessibilità: concentrato nelle grandi metropoli che attraggono giovani e migranti. Purtroppo le risposte che vanno per la maggiore sembrano progettate per aggravarlo anziché per risolverlo. 

Pedro Sánchez una soluzione ce l’aveva: il blocco degli sfratti, su cui è stato respinto con perdite. La Commissione europea sembra muoversi nella stessa direzione. Non mancano, qua e là, proposte di tetto ai canoni d’affitto. Ciò che unisce tutte queste idee è la volontà di erodere i diritti di proprietà. È anche per questo che la questione al centro del dibattito lambisce proprio la nozione stessa di proprietà, che le proteste di Madrid hanno scatenato entusiasmi vetero-rivoluzionari un po’ dappertutto. La convergenza fra i ruggiti di piazza e i documenti dei tecnocrati, però, dovrebbe indurre a un po’ di scetticismo.

Il problema è, in realtà, molto più complicato e molto più semplice di quanto appaia.

Più complicato perché, sebbene le proteste riguardino i rincari immobiliari, questi sono circoscritti ad alcune aree metropolitane particolarmente attrattive (come, in Italia, Milano). Ma in gran parte del territorio, le cose stanno proprio all’opposto: i proprietari non riescono né ad affittare né a vendere i loro immobili. Più complicato anche perché l’aumento dei valori degli asset, inclusi quelli immobiliari, può essere alimentato nel lungo periodo da condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, mentre nel breve periodo queste stesse condizioni possono apparire popolari. Così, mentre i redditi rimangono bassi, i valori patrimoniali si gonfiano e questo fa crescere non solo e non tanto le disuguaglianze, quanto la percezione di ingiustizia da parte di chi non trova un alloggio a un prezzo accessibile o di chi, pur possedendo un immobile, ne vede calare il valore. 

Ma la questione è anche più semplice perché il mercato immobiliare non è diverso da qualunque altro: quando la domanda cresce più rapidamente dell’offerta, i prezzi salgono; quando l’offerta cresce più rapidamente della domanda, scendono. Quindi, se si ritiene che i prezzi immobiliari alle stelle siano una faccenda politicamente rilevante, la strada maestra è quella di ampliare l’offerta. Chi vuole prendere la questione sul serio dovrebbe quindi interrogarsi su come aumentare l’elasticità dell’offerta abitativa: cioè su come consentire alle città di crescere verso l’alto, aumentando le cubature disponibili per metro quadrato, oppure verso l’esterno, migliorando i collegamenti con le aree circostanti (tra l’altro, spesso queste aree soffrono proprio del male che dicevamo). Poi ci sono ulteriori interventi: per esempio semplificare i cambi di destinazione d’uso e le riconversioni, che tengono in ostaggio spazi potenzialmente enormi che non possono essere utilizzati dove invece ve ne sarebbe bisogno. E, infine, accelerare con la riforma degli sfratti, in modo da velocizzare i tempi per rientrare in possesso degli immobili in caso di morosità: poiché il rischio di lungaggini eccessive scoraggia l’offerta, poche misure potrebbero avere un effetto altrettanto rapido sugli incentivi dei proprietari.

Insomma: la crisi immobiliare c’è, ma è diversa dal racconto pubblico che le viene dedicato. Anche le soluzioni ci sono. Solo che implicano un approccio opposto a quello dello spirito di questi strani tempi.

oggi, 6 Ottobre 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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