La bozza di Affordable Housing Act proposta dalla Commissione europea prevede che, in caso di stress abitativo, le autorità competenti possano prendere misure restrittive sugli affitti brevi. L’esperienza, tuttavia, suggerisce che raramente questi provvedimenti producono i risultati sperati. Questo Focus analizza gli effetti della regolamentazione in diverse città in Europa e negli Stati Uniti, mostrando che in generale si rivelano inefficaci.
Lo studio passa in rassegna i casi di Berlino, Monaco, Amburgo, Lisbona, Barcellona, Parigi, New York, Los Angeles e New Orleans. La lezione di dieci anni di esperimenti, da Berlino a New York, è abbastanza chiara: i divieti riescono quasi sempre a ridurre gli annunci, a volte in modo drastico (a New York il mercato legale è passato da decine di migliaia di unità a poche migliaia, a Barcellona gli annunci sono la metà di quelli che ci sarebbero stati senza restrizioni), ma solo raramente riportano quelle case sul mercato ordinario. L’effetto sui canoni, quando c’è, è minimo. Infatti già nel presentarle la Commissione scrive che le restrizioni, da sole, non possono risolvere la carenza di alloggi.
Verrebbe da chiedersi: perché adottare tale proposta sapendo che non risolverà il problema? Non sarebbe meglio affrontare il problema alla radice, aumentando l’offerta di case per esempio a partire dalla riconversione dello stock edilizio per gli uffici reso obsoleto dal lavoro da remoto e dalla riorganizzazione delle aziende o rilassando i vincoli alla costruzione di nuovi edifici o all’ampiamento di quelli esistenti?