No al mercato ma da destra

Oggi l'anticapitalismo vincente presso l'elettorato ha un volto di destra, sovranista e populista

25 Marzo 2019

La lettura-Corriere della Sera

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Benché una certa cultura di sinistra dipinga il mondo attuale come dominato da una dogmatica ideologia liberista, forse mai come adesso, dagli anni Settanta, il mercato e il profitto sono stati tanto impopolari. Solo che oggi l’anticapitalismo vincente presso l’elettorato ha un volto di destra, sovranista e populista.

Per esempio Steve Bannon, l’ideologo del trumpismo, non c’entra un granché con il fascismo e con Julius Evola. Ha invece a che vedere, spiega Alan S. Kahan nella nuova prefazione del suo libro La guerra degli intellettuali al capitalismo (traduzione di Federico Morganti, Ibl Libri, pp. 381, €22) con la tipica avversione romantica americana alla grande finanza, sotto il dominio della quale «le persone sono trattate come merci».

Non che questa critica all’economia di mercato, simile a quella di un Ezra Pound, sia meno efficace di quella marxista. Anzi lo è di più, perché i valori religiosi ai quali si richiama sono più credibili di un egualitarismo comunista i cui fallimenti storici non si possono rimuovere. Ma sempre della vecchia «guerra tra mente e denaro» si tratta. E può ancora produrre, nota Kahan, danni assai gravi.

da La lettura-Corriere della Sera, 24 marzo 2019

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