Flat Tax: un’idea forte per una politica che non ne ha

Un sistema fiscale più semplice, più efficiente, più equo

27 Giugno 2017

IBL

Argomenti / Politiche pubbliche

Sul Sole 24 Ore di domenica, un lungo articolo di Nicola Rossi ha presentato una nuova proposta dell’Istituto Bruno Leoni. Questa proposta unisce una flat tax al 25% a un “minimo vitale”: un trasferimento in denaro, condizionato, non eterno, parametrato sul nucleo familiare. L’una cosa e l’altra, insieme, sono radicalmente alternative rispetto all’attuale sistema, basato su una imposta sul reddito, l’Irpef, che dovrebbe essere indigesta alle persone intellettualmente oneste, a destra come a sinistra.

Noi paghiamo troppe tasse, ma queste tasse non riescono neppure ad aiutare chi ha effettivamente bisogno. Noi abbiamo un sistema fiscale bizantino: la sua complessità racconta l’aggiungersi, di anno in anno, di norme e tributi su tutto, in spregio non solo ai principi di un sano ordinamento tributario, ma anche del minimo senso di equità e trasparenza.

La proposta che abbiamo avanzato non è, sotto il profilo teorico, nulla di nuovo. La si trova già in Capitalismo e libertà di Milton Friedman. Ma essa finora era rimasta, nel contesto italiano, una provocazione intellettuale o uno slogan.

Questa invece è frutto di uno studio solido, rigoroso nelle premesse giuridiche, onesto nei numeri.

Sappiamo bene che a lanciare un’idea di questo tipo, nell’Italia di oggi, è assai probabile che passeremo per matti. Il massimo che è lecito aspettarsi dall’attuale governo è una diligente manutenzione dell’esistente. Quelli che leggono i sondaggi con attenzione suggeriscono che lo stesso si potrà dire del prossimo governo. I partiti politici stanno affilando le armi in vista di una lunghissima campagna elettorale, che abbraccerà l’autunno e l’inizio dell’anno nuovo. Si accuseranno a vicenda delle peggiori nequizie e forniranno indicazioni più o meno puntuali circa chi dovrà governarlo. Ma per fare cosa? Con quali mezzi? Per raggiungere quali scopi?

La politica ci somiglia: e non è difficile vedere che, se essa ha smarrito la bussola, anche l’opinione pubblica informata non sta molto meglio. L’informazione è importantissima: ma essere informati in tempo reale serve a poco, se mancano le categorie intellettuali per dare un senso ai fatti, per provare a comprenderli, per immaginare una via d’uscita alle difficoltà.

È per questo che abbiamo compiuto questo sforzo.

“Venticinque % per tutti” non è uno slogan: è il titolo di una ricerca seria, che può costituire una base di discussione per tornare a parlare del fisco, il principale limite, oggi, alle nostre potenzialità di crescita. Una discussione basata non sul sistema delle tre carte, con i giochi dei bonus, delle agevolazioni, delle misure ad hoc: il solito armamentario di interventi elettoralistici regolarmente spacciati per grandi riforme. Ma basata sulla struttura del sistema stesso: integrale, completa e solida nelle cifre.

Ringraziamo Il Sole 24 Ore che ha aperto il dibattito. Speriamo possiate partecipare anche voi: l’hashtag sui social media è #25xtutti. Ci auguriamo che la discussione interessi anche a chi legittimamente fa politica e ambisce non a pubblicare libri ma a governare il Paese. Si può fare politica senza idee. Ex ante, parrebbe un’ottima idea: garantisce margini di manovra e di flessibilità i più ampi. Ex post, però, trasforma figure a tutta prima solidissime in soldatini di carta. Che mai passeranno dalle pagine di cronaca ai libri di storia.

27 giugno 2017

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