IBL
Equitalia e la filosofia del linguaggio
Basta chiudere Equitalia per riformare il sistema tributario italiano?
Accertamenti presuntivi, debiti erariali riscuotibili prima che siano contestati, inversioni dell’onere della prova, mancanza di proporzionalità tra addebiti e sanzioni, incomprensibilità delle regole: è noto che il sistema fiscale tributario italiano è vessatorio anche nelle procedure, oltre che nell’ammontare delle tasse da pagare.

Basta però chiudere Equitalia per riformare il sistema tributario italiano?

Viene da sorridere al solo pensiero. Immaginare che il sistema fiscale diventi equo e amico, come direbbe Renzi, solo perché si sono amputati gli organi esecutori del comando è ingenuo, se a pensarlo fosse un qualsiasi cittadino. Propagandistico, se a dirlo è il Presidente del Consiglio.

Il braccio fa ciò che la mente comanda, e finché saranno le regole del sistema tributario a consentire e anzi promuovere uno Stato di polizia fiscale, che gli agenti di tali regole si chiamino Equitalia o Sempronio, e che rispondano all’Agenzia delle Entrate o al MEF cambia nulla, per il contribuente.

Non è Equitalia che decide di recapitare una cartella esattoriale con automatico obbligo di pagamento, prima che possa essere contestato. Non è Equitalia che presume che i prelevamenti corrispondano a ricavi non dichiarati. Non è Equitalia che decide di fare carta straccia dei principi cardine del rapporto tributario, come quello della trasparenza e della irretroattività.

Sono le regole a farlo e a consentire, o meglio chiedere, agli agenti riscossori, chiunque essi siano e qualunque sia la loro organizzazione interna, di comportarsi in maniera vessatoria. Regole non solo approvate dal Parlamento, ma anche dall’amministrazione che gestisce, sovrana, il rapporto tributario, in primo luogo l’Agenzia delle entrate con le sue circolari interpretative e la giustizia fiscale con le sue sentenze spesso dimentiche dei diritti del contribuenti.

Annunciare che Equitalia non arriverà al 2018, come ha fatto il Presidente del Consiglio nella campagna perenne del #Matteorisponde, dovrebbe lasciarci tutti indifferenti. Nemmeno il governo 2.0 di Renzi ci può convincere che la soluzione del fisco in Italia sia l’invio degli avvisi di scadenza tramite sms. Non è un cambio di nome dell’agente riscossore né un trillo sul telefonino che il contribuente chiede. E’ un cambio del senso di legalità, attraverso il quale chi compone le regole del sistema tributario, e non chi si limita ad eseguirle, ricordi che è lo Stato a dover essere al servizio del cittadino, e non il cittadino del fisco.