Lo scorso 1 luglio si è conclusa l’amministrazione straordinaria della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma. L’Istituto, eccellenza in campo delle neuroscienze e della riabilitazione, è passato alla Fondazione LIFE, partecipata da Regione Lazio, Inail ed Enea Tech e Biomedical. Il comunicato regionale annuncia il rilancio della struttura: i posti letto passeranno da 325 a 365, saranno rinnovati due reparti, verrà costruito un nuovo padiglione e, entro la fine dell’anno, dovrebbero entrare oltre 150 nuovi dipendenti. Il ministro Urso ha cantato vittoria sui social, celebrando il salvataggio dell’istituto di eccellenza e l’inizio del nuovo corso che naturalmente promette faville.
Viene in mente la celebre storia della finestra rotta di Bastiat su “ciò che si vede e ciò che non si vede” e la naturale tendenza delle persone a confondere un beneficio immediato e visibile con un guadagno per l’intera società, senza considerare i costi. Nel caso del Santa Lucia, il costo pubblico non si esaurisce nei soldi stanziati per l’acquisizione e il salvataggio. La proprietà pubblica, infatti, non offre garanzie di efficienza. Tutt’altro. Secondo i calcoli riportati da un focus dell’Istituto Bruno Leoni pubblicato nel 2024 sui bilanci del 2021, nelle sette aziende ospedaliere autonome del Lazio le coperture aggiuntive non direttamente collegate a prestazioni o attività di ricerca equivalevano in media al 22,6 per cento dei costi. Allargare questo modello non significa correggerlo. Significa soltanto estendere il perimetro delle perdite che nessuno è chiamato davvero a pagare.
Il punto non è negare il valore del Santa Lucia, ma considerare il migliore impiego delle risorse (che nel comparto sanitario sono già molto scarse) e rifiutare la falsa alternativa tra l’acquisizione pubblica e la scomparsa dell’ospedale. Il fallimento di una struttura non comporta la distruzione dei suoi posti letto, dei macchinari o delle competenze professionali: può consentire che vengano trasferiti a un gestore più efficiente. La continuità assistenziale poteva essere garantita durante una procedura realmente competitiva, eventualmente attraverso un intervento pubblico temporaneo. Invece, si è preferito alterare fin dall’inizio il terreno della gara per mezzo di legge.
C’è poi il precedente che questa operazione stabilisce. Se una struttura privata accreditata, dopo avere accumulato un grave squilibrio finanziario, può essere acquisita e sostenuta da soggetti pubblici, il rigore nella gestione diventa meno importante: gli errori restano nella struttura, ma il conto viene distribuito tra i contribuenti.
Bastiat non ci chiede di ignorare ciò che si vede, ma di aggiungere ciò che la politica preferisce non mostrare: le risorse sottratte ad altri impieghi, gli incentivi distorti e le perdite future. Il Santa Lucia è salvo. Il conto è stato soltanto spostato.