Una femminista libertaria

Camille Paglia e il femminismo libertario: tra individualismo, rifiuto del vittimismo e opposizione agli studi di genere

24 Aprile 2026

Conquiste del Lavoro

Carlo Marsonet

Argomenti / Teoria e scienze sociali

L’ultimo volume, il sedicesimo, della collana dei “Classici contemporanei” dell’Istituto Bruno Leoni è dedicato alla figura di Camille Paglia. L’autrice, Greta Mastroianni Greco, ricostruisce sinteticamente quanto sostenuto dalla pensatrice americana contemporanea in ordine a diversi temi.

Saggista e critica d’arte, Paglia si configura come una voce dissonante rispetto al mainstream femminista. Come scrive l’autrice della monografia, «creando un profondo mutamento nel paradigma teorico del libertarismo, si può affermare che questo femminismo rivendica i diritti delle donne in quanto individui, difende il capitalismo, il lavoro sessuale e l’aborto, rigetta il moralismo religioso, il paternalismo giuridico e la discriminazione di genere statale, promuovendo l’empowerment contro qualsiasi vittimizzazione e infantilizzazione delle donne».

Di origini italiane, come si evince dal cognome, Paglia studia all’Università di Binghamton per poi fare il dottorato a Yale. Vicina alla controcultura giovanile degli anni Sessanta, Paglia via via diventa critica della posizione ideologica assunta dal movimento femminista fino a divenire assolutamente contraria agli studi di genere, oggi vera e propria moda “culturale” in accademia.

Secondo lei, infatti, si tratta in buona sostanza di una disciplina creata da uomini per riservare alle donne un intero ambito di studi. In realtà, di studi poco si tratta, a detta della pensatrice americana. Più che parlare di istruzione Paglia preferisce descriverli come «indottrinamento», dal momento che viene insegnata una «retorica velenosa» che non fa altro che vittimizzare la donna e colpevolizzare l’uomo per qualsiasi cosa attraverso una parola d’ordine: «patriarcato». Per la femminista libertaria, insomma, vale la massima «smetti di frignare e vai avanti!».

Ampio spazio è dato alla contiguità, almeno entro certi limiti, con la Old Right americana e l’anarco-individualismo, anche se non è chiaro come questo si possa conciliare con il voto dato ad esempio dalla Paglia nel 2016 e nel 2020 a un liberal — un socialista di un paese senza socialismo, diceva Giovanni Sartori — come Bernie Sanders.

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