Un titolo di Stato è per sempre

La sorte delle banche è sempre più legata alle scelte della classe politica di turno

10 Novembre 2018

IBL

Argomenti / Politiche pubbliche

La notizia ha giustamente conquistato la prima pagina dei quotidiani nazionali: le banche italiane avrebbero trovato il modo per sottrarre se stesse ed i loro bilanci alla “tirannia dello spread”.

Utilizzando al meglio le regole contabili in vigore, sostituirebbero titoli pubblici in scadenza, oggi allocati fra i titoli “disponibili per la vendita”, con altri titoli pubblici da considerare però, ai fini contabili, fra i titoli “liquidabili alla scadenza” e quindi da detenere fino a quella data.

Le conseguenze sono immediatamente intuibili: se il valore dei primi dipende dall’andamento quotidiano dei mercati (e riflette quindi l’andamento dello spread), ciò non è vero per i secondi. E ciò, naturalmente, impedisce che il capitale delle banche stesse venga progressivamente eroso dalle svalutazioni del portafoglio titoli (come accade da qualche mese a questa parte). Con tutto quel che segue.

Non a caso le principali banche italiane avrebbero già fatto abbondantemente uso di questo vero e proprio “scudo contabile”. Insomma, sembreremmo aver trovato l’uovo di Colombo.

Ma forse l’immagine più appropriata è un’altra. È un po’ come se, preoccupati per le conseguenze reputazionali delle tante voci malevole che sentiamo sempre più di frequente sulla nostra fidanzata (o, se preferite, sul nostro fidanzato), decidessimo di risolvere il problema sposandola (o sposandolo).

Eh sì, perché non ci vuol molto a capire che le nostre banche stanno pensando di risolvere il problema posto dallo stretto legame fra Stato e sistema bancario rendendolo, se possibile, ancora più stretto. Anzi, indissolubile o quasi. Arrivando a prevedere, per la precisione, di immolare se stesse sulla eventuale pira funeraria del consorte. In maniera da essere proprio certi che l’occasione sia veramente memorabile.

A festeggiare saranno gli analisti di tutto il mondo e le agenzie di rating che non dovranno più preoccuparsi di valutare separatamente i rischi impliciti nei titoli di Stato o nelle azioni del comparto bancario. In larga misura i due saranno infatti sovrapponibili. Più di quanto già non lo siano oggi.

E la sorte delle nostre banche – nel silenzio degli organi di vigilanza – ancora più legata alle scelte di questa o di quella classe politica. Quando si dice: “il genio italico”…

13 novembre 2018

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