Uber e taxi: chi la fa l’aspetti

Una volta di più ci è chiaro come si fanno le leggi: scritte sotto dettatura

28 Marzo 2017

IBL

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Dire che la montagna ha partorito il topolino sarebbe un’esagerazione: perché, a dir la verità, altri esiti non sono mai apparsi possibili.

La bozza di decreto del ministro dei trasporti per la disciplina dei servizi di NCC e taxi affossa un mercato, quello del noleggio con conducente, che neglil ultimi anni ha potuto crescere grazie ad App e piattaforme informatiche. C’era da aspettarselo, visto che il decreto è frutto di un’opera di ascolto molto selettiva: al tavolo tecnico, si sono seduti soltanto i tassiti. L’estromissione degli NCC, a fronte del coinvolgimento delle controparti che hanno dichiarato loro guerra, suggeriva che il risultato sarebbe stato una disciplina ostativa del servizio che essi offrono.

Nell’ovvietà delle circostanze tuttavia, c’è una disposizione dagli effetti sorprendentemente negativi, non solo per gli NCC, ma anche per i tassisti. Si vieta infatti l’attività di intermediazione tra passeggero e conducente, anche tramite piattaforme informatiche, quando il contratto di trasporto che viene in essere è oneroso. In pratica, la norma impone la gratuità della corsa non solo se prenotata via App, ma, a rigor di logica, anche attraverso un comune radiotaxi. Resterebbero fuori solo i taxi presi in strada. Splendida notizia per noi consumatori: che faremo valere il codicillo per evitare di pagare la corsa. Un po’ meno buona per chi ce l’aveva messa tutta per creare ostacoli, sì, ma solo alle App.

Fuori di battuta, non essendo immaginabile che da domani il trasporto pubblico non di linea diventi per legge gratuito, è evidente che si tratti di un errore. Il ministero potrà correggere senza difficoltà, visto che il regolamento è ancora in bozza.

Ci sembra però si tratti di un lapsus freudiano. Evidentemente, nella foga di disciplinare una situazione ridotta allo sfinimento da anni di mancato coraggio del governo e di proteste dei tassisti, si è commesso un errore per eccesso. Vittima della retorica che indica in Uber e nelle altre App un equivalente contemporaneo dello Stato Imperialista delle Multinazionali, si è provato ad assestargli un colpo mortale: prendendo di petto lo stesso motivo del profitto. Ci si è dimenticati che il motivo del profitto è anche quello che fa sì che gli autisti di taxi si mettano in macchina ogni mattina.

Al lapsus si potrà porre rimedio. Una volta di più però ci è chiaro come si fanno le leggi: scritte sotto dettatura, e per giunta da studenti svogliati e distratti.

28 marzo 2017

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