Andrea Giuricin
Rassegna stampa
13 gennaio 2022
Tutti i guai che Omicron sta causando ai trasporti
La riduzione della domanda e l'aumento dei prezzi dell'energia ha posto il settore al centro di una tempesta perfetta
Il settore dei trasporti è in forte difficoltà a causa della variante Omicron. È vero che il 2022 si è aperto senza un lockdown grazie alle vaccinazioni e alle scelte del governo, ma è altresì vero che la variante Omicron, a causa della sua contagiosità, sta bloccando il settore dei trasporti. Mentre il trasporto pubblico locale vedrà una riduzione delle corse per mancanza di autisti, i problemi più grandi arriveranno dai trasporli privati, su ferro e su gomma, che invece di fatto non ricevono aiuti e che vedono una fortissima caduta della domanda.

In realtà si tratta di una vera e propria tempesta perfetta che arriva dopo quasi due anni di pandemia e che va ad aggravare una situazione già estremamente complessa. Ma da cosa deriva questa tempesta perfetta? Per quanto riguarda il trasporto ad alta velocità i livelli raggiunti di traffico sono circa il 57 per cento di quelli pre-pandemici, ma a parte il problema enorme della domanda vi sono dei fortissimi aumenti dei costi, come quello dell’energia. Questa riduzione della domanda e aumento dei costi si registra anche nel trasporto dei bus a lunga percorrenza e questa situazione mette in grandissima difficoltà gli operatori che vogliono connettere i diversi punti dell'Italia.

La prima conseguenza logica di questa tempesta perfetta è una riduzione delle corse, perché è impossibile riuscire a sopravvivere a questa situazione mantenendo inalterato il numero di frequenze. Vi è anche da ricordare che una parte della riduzione della domanda dipende dalla legislazione esistente circa i requisiti di viaggio, ma è chiaro che l'arrivo della variante Omicron e gli oltre 200 mila casi al giorno di contagi riducono in generale la mobilità delle persone. La regolamentazione è comunque un tema chiave ed è essenziale che vi sia chiarezza anche nella fase della ripartenza.

Questo elemento della regolamentazione lo si vede ancor di più a livello di trasporto aereo, anch'esso in fortissima difficoltà. La connettività in generale è un elemento essenziale per la ripresa economica e le stime di crescita rischiano di essere messe a rischio se il settore dei trasporti e della logistica si fermano. Per cercare di risolvere almeno parzialmente i problemi derivanti dalla pandemia e dall'aumento di costi, vi sono alcune soluzioni che potrebbero essere implementate dal Governo.

In primo luogo, per quanto riguarda il settore ferroviario a mercato, la riduzione della componente b del pedaggio, che è legata alla domanda, potrebbe essere ridotta o eliminata come fatto nella fase più dura della pandemia. Il pedaggio è una voce di costo rilevante per le aziende ferroviarie e una riduzione potrebbe alleviare in parte le problematiche esistenti. Questa misura dovrebbe essere implementata per tutto il trasporto ferroviario a mercato (i servizi pubblici sono invece sovvenzionati) al fine di far superare il momento più critico della crisi. Questa misura, che è stata adottata in Italia nel 2020, è stata poi copiata da diversi paesi dell'Unione Europea. In Germania, per esempio, la riduzione del 98 per cento del pedaggio è stata prolungata fino a fine del 2022.

Per quanto riguarda il costo dell'energia, il problema riguarda tutto il settore dei trasporti. Il forte aumento dei costi sarebbe già un problema in tempi normali, ma diventa una problematica enorme nel momento in cui la domanda viene a mancare per lo sviluppo pandemico. In generale, l'estensione delle misure di aiuto economico legate alla pandemia sarebbe necessaria per tutto il settore dei trasporti a mercato,
come ad esempio un'estensione dei ristori o l'allungamento della CIG per il settore dei bus a lunga percorrenza. Sono misure necessarie perché possono permettere la sopravvivenza del settore dei trasporti in un momento estremamente critico e una successiva ripartenza nel momento in cui le condizioni pandemiche si normalizzeranno.

da Il Foglio, 11 gennaio 2022