Tutta colpa del neoliberismo? – De Bortoli scende in sua difesa

L'ex direttore del Corriere dialoga a Verona con Mingardi

1 Aprile 2019

Corriere di Verona

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Delocalizzazione delle aziende? Immigrazione selvaggia? Lavoro precario? Persino i cambiamenti climatici. La colpa è del «neoliberismo». A difenderlo, il neoliberismo, ci ha pensato Alberto Mingardi nel suo libro «La verità, vi prego, sul neoliberismo. Il poco che c’è, il tanto che manca» (Marsilio).

Ricercatore alla Iulm di Milano, tra i fondatori e attualmente direttore dell’Istituto Bruno Leoni («nato nel 2003 per promuovere le idee per il libro mercato»), l’autore del volume ha dialogato ieri sera con Ferruccio de Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e oggi presidente della casa editrice Longanesi, nell’ambito di un incontro organizzato dall’associazione Idem e ospitato nella sede del Banco Bpm di palazzo Scarpa. «In una situazione di ipertrofia legislativa e tassazione alle stelle, dare la colpa al neoliberismo mi sembra una scusa», ha esordito Mingardi.

La conversazione ha toccato temi scottanti, dal buco di Alitalia, che perde 500 milioni l’anno, alle politiche finanziarie che hanno visto lo Stato ripianare i debiti di aziende pubbliche e private, politiche nei confronti delle quali si assiste oggi a un ritorno, fino all’immigrazione e al «pullulare di attività che rappresentano la salvezza dell’economia – ha detto de Bortoli -, reso possibile laddove si lasci libera l’iniziativa individuale».

Un libro quello di Mingardi «che mette ordine e fa chiarezza tra posizione liberale e intervento dello Stato» con l’auspicio di una società aperta che «non significa disordinata» – ha chiarito ancora de Bortoli -, ma che anzi fa rispettare le regole in maniera intransigente, con certezza del diritto, nella massima libertà possibile».

Una società aperta anche all’immigrazione, «vera arma di distrazione di massa», l’ha definita l’autore del volume, per non guardare ai problemi nella giusta prospettiva. «Immigrazione sì, ma non in senso irresponsabile ha concluso de Bortoli dichiarandosi «politicamente scorretto» -, ma selezionando gli arrivi.

Ricordiamoci che curdi e siriani, che hanno un tasso di scolarizzazione superiore al nostro, sono sbarcati nel nostro paese per raggiungere altre mete. E ricordiamoci che dire di no all’immigrazione se fa in questo momento guadagnare voti, farebbe anche fallire l’intera economia del nord, così come se non ci fossero le badanti ucraine e le colf filippine, qualche problema lo avremmo. Le economie forti selezionano, stringono accordi con i paesi in base ai propri bisogni». La stoccata finale alla mancanza di senso civico, senza il quale non possiamo certo pretendere che chi arriva nel nostro paese, impari a rispettarlo.

Dal Corriere di Verona, 30 marzo 2019

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