Trump è peggio di una trottola

Dice, disdice, ritratta, minaccia. In sostanza, strattona il suo paese indebolendolo. Intervista a Nicola Rossi


1 Luglio 2026

Italia Oggi

Lorenzo Torrisi

Argomenti / Economia e Mercato

Sui mercati cominciano a esserci fibrillazioni relative al comparto IA, da mesi visto come protagonista di una bolla che potrebbe presto sgonfiarsi, sperando che ciò non avvenga con una «esplosione» che avrebbe effetti negativi per altri asset finanziari. La situazione è resa ancora più incerta dalla manifestata volontà del nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh di abbandonare la «forward guidance», cosa che lascerà gli investitori privi di indicazioni su come la principale Banca centrale occidentale intende muoversi in futuro. «Se si tratta di un’affermazione tattica – ci spiega Nicola Rossi, professore di Economia all’Università di Roma Tor Vergata e membro del cda dell’Istituto Bruno Leoni – credo che rifletta la condizione non facile in cui il nuovo presidente della Fed si trova».

Domanda. Ci spieghi meglio.

Risposta. Warsh è stato nominato dalla Casa Bianca con il mandato, non scritto naturalmente, di ridurre i tassi di interesse, ma le condizioni attuali dell’economia americana non solo non lo rendono possibile, ma probabilmente richiederanno di andare nella direzione opposta, cioè verso un aumento del costo del denaro nell’anno in corso. Non so quanto possa essere un’affermazione in realtà non tattica, ma strategica.

D. Potrebbe esserlo?

R. Se lo fosse sarebbe un problema, perché da una Banca centrale ci si attende che fornisca un’indicazione, una direzione di marcia. Se questo venisse completamente a mancare certo non sarebbe positivo.

D. Non fornire indicazioni potrebbe essere rischioso in un momento in cui sui mercati è presente una bolla come quella del comparto IA?

R. Che questa bolla venga spesso menzionata è noto e credo si stia determinando a prescindere dalle mosse della Federal Reserve. Ritengo che in generale, a prescindere dalla situazione dei mercati finanziari, sia un problema quando viene a mancare l’ancora delle indicazioni della Banca centrale americana.

D. Questo potrebbe avere ripercussioni sulla Bce?

R. La Bce fino a qualche tempo fa sosteneva la necessità di prendere le decisioni di politica monetaria sulla base dell’ultimo dato disponibile, cosa che considero piuttosto avventurosa, perché tale dato potrebbe non essere attendibile. Recentemente mi pare che l’Eurotower abbia rivisto questa impostazione, simile a quella che la Fed pare ora intenzionata ad adottare, che le è anche costata qualche rimprovero.

D. In questi giorni si sta parlando molto dei rapporti Usa-Europa. C’è da aspettarsi ancora qualcosa di negativo per l’Ue che fatica anche a trovare una posizione comune su diversi temi?

R. Penso che l’unica reazione possibile sia ricordare a noi stessi che gli Stati Uniti sono un grande paese, che ci auguriamo possano essere in futuro uno dei principali alleati dell’Ue e dei suoi paesi membri e al contempo ricordare che i grandi paesi rimangono, mentre i presidenti passano.

D. Bisogna cercare, quindi, di continuare ad avere un rapporto con gli Stati Uniti al di là del suo presidente?

R. Trovo del tutto naturale che i paesi europei continuino a dover pensare di dover mantenere un rapporto ragionevolmente stretto con gli Stati Uniti. Certo, non sarà facile dal momento che abbiamo a che fare con una presidenza americana che nel migliore dei casi è erratica e nel peggiore sta danneggiando considerevolmente nel lungo periodo la credibilità del paese. Il vero problema, infatti, è che l’idea che il rapporto con gli Usa debba essere saldo anche in futuro può essere minata per il fatto che la credibilità degli Stati Uniti viene compromessa in una misura che a volte appare addirittura irreparabile da questa presidenza. L’attuale Amministrazione non è credibile perché cambia frequentemente opinione, anche nel giro della stessa giornata, avvia iniziative senza consultare gli alleati, salvo poi accusarli di non aver appoggiato quelle stesse iniziative. Questa non credibilità dell’Amministrazione, purtroppo, si può estendere all’intero paese.

D. Cosa pensa, invece, della situazione della Gran Bretagna, dove anche Keir Starmer si è dovuto dimettere?

R. È interessante notare che, come avvenuto in Gran Bretagna, si possono avere 5 Premier in 20 anni e poi 6 Premier in 10 anni con lo stesso sistema elettorale, segno che non è necessariamente quest’ultimo a determinare una maggiore o una minore stabilità.

D. L’attuale scarsa stabilità politica si riflette anche a livello economico e finanziario?

R. Credo che le difficoltà economiche della Gran Bretagna abbiano solo relativamente a che fare con l’instabilità politica, che, da quello che vediamo, produce una seria difficoltà di risposta ai problemi strutturali dell’economia inglese, tra cui la produttività, che Brexit ha contribuito seriamente ad approfondire. Il vero problema però è che un sistema così instabile fa sì che la politica non sia in grado né da una parte, né dall’altra di dare le risposte necessarie, ammesso che possa darle.

oggi, 1 Luglio 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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