“Lisander” compie tre anni. Un tempo troppo breve per fare bilanci che provino a tirarne le somme, ma sufficientemente lungo per apprezzare il cammino intrapreso. Come sanno i nostri collaboratori e i nostri lettori, “Lisander” nasce da un atto di fiducia da parte della direzione dell’Istituto Bruno Leoni e della rivista Tempi: la fiducia che la cultura cattolica e quella liberale abbiano ancora la forza di produrre idee e di creare incontri, e forse anche la fiducia che, nell’era dei monologhi, abbia ancora senso discutere, apertamente e liberamente. La testata che abbiamo scelto per il nostro Substack, “Lisander”, è già un programma. In un tempo segnato dalla velocità, abbiamo scelto la lentezza dell’approfondimento; rispetto alle opinioni spesso gridate, abbiamo privilegiato il dialogo e la riflessione critica. Con questo spirito abbiamo dato vita a una rivista piuttosto inedita nel panorama italiano, proponendo ogni tre mesi un tema di riflessione a più voci, senza guardare ai posizionamenti culturali dei diversi contributori, bensì soltanto alla qualità delle loro argomentazioni.
Non spetterebbe a me dirlo, ma a ripercorrere oggi gli undici “fascicoli” virtuali che abbiamo pubblicato c’è da rimanere piacevolmente sorpresi sia per i temi che sono stati proposti, sia per la qualità delle discussioni che su di essi si sono sviluppate, sia per i quasi tremila iscritti che le hanno seguite, un numero per nulla trascurabile, se consideriamo lo stile della rivista, che è certamente agile ma anche piuttosto impegnativo. Abbiamo parlato di educazione, di cancel culture, di Europa, di ambienti digitali, di università, di crisi della diplomazia, di transizione ecologica, di conservatorismo, di cinema, di buone maniere, di demografia: tutti temi assai controversi, difficili, per nulla scontati, che hanno riscosso un certo interesse nel dibattito pubblico, ma che soprattutto ci hanno regalato la soddisfazione di non ricevere nemmeno un diniego da parte di coloro ai quali abbiamo chiesto di trattarli.
Dato il format di “Lisander” – un articolo col quale si apre la discussione e poi a seguire, per tre mesi con cadenza settimanale, tutti gli altri, che spesso sono reazioni spontanee al primo –, una delle preoccupazioni che avevamo all’inizio era proprio quella di non riuscire ad ottenere i dieci, dodici articoli necessari per ciascun fascicolo. Invece, non solo non abbiamo mai avuto questo problema, ma in molti casi abbiamo dovuto pubblicare addirittura due articoli la settimana per pubblicarli tutti. Davvero una grande soddisfazione. A maggior ragione se consideriamo la qualità degli interventi, la statura dei loro autori e, soprattutto, la loro appartenenza a famiglie culturali spesso assai distanti l’una dall’altra.
Non è vero che la collaborazione tra studiosi e intellettuali di diversa estrazione in Italia sia impossibile, così come non è vero che, nell’epoca dei social, il dibattito delle idee sia destinato a isterilirsi o a finire. Nel caso di “Lisander”, direi piuttosto che proprio dall’eterogeneità dei contributi è venuta la sua vivacità e che proprio sui social ha trovato il modo di farsi conoscere. Da questo punto di vista, sia l’IBL che Tempi debbono essere particolarmente grati a Robi Ronza, che per primo ha intuito che ci fosse spazio e voglia di discutere.
Guardiamo dunque al passato con una certa soddisfazione, e guardiamo al futuro con fiducia. Anche grazie a una redazione, Arianna Liuti e Carlo Marsonet, giovane quanto appassionata, i prossimi due fascicoli saranno dedicati rispettivamente al pensiero di Peter Thiel e alla giustizia. Speriamo di continuare a discutere assieme per molto tempo.