Tassa sui pacchi e Ponte, la regola del disordine

Tassa sui pacchi e decreto sul ponte di Messina: due casi che rivelano confusione normativa e problemi nella tecnica legislativa

16 Marzo 2026

La Stampa

Serena Sileoni

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Un comunicato del ministero dell’Economia ha annunciato nei giorni scorsi che la tassa di due euro sulle piccole spedizioni dai paesi extra Ue slitterà al primo luglio. Qualche ora prima, in Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto legge che coglie i rilievi della Corte dei conti sul ponte di Messina. Sono due vicende distanti, ma unite dallo stesso disordine legislativo.

Il contributo di due euro è stato introdotto con legge di bilancio 2026 per i pacchi di valore inferiore a 150 euro spediti da paesi terzi rispetto all’Unione europea. La tassa avrebbe dovuto anticipare il dazio di tre euro che da luglio sarà pagato sugli articoli contenuti nei pacchi di uguale valore, inviati direttamente ai consumatori da paesi extra UE. L’effettiva riscossione del contributo è rimasta da subito condizionata dall’adeguamento dei sistemi di controllo, necessari in particolare per ovviare al rischio che i pacchi siano elusivamente sdoganati in un paese UE.

È possibile, tuttavia, che il governo si sia accorto di essere scivolato su una buccia di banana: due euro sugli acquisti effettuati su Temu non è un dito nell’occhio alla manifattura cinese, ma agli italiani mentre guardano al governo Meloni come quello che aveva promesso la riduzione della pressione fiscale. Peraltro, da luglio ai due euro italiani si dovrebbero aggiungere i tre europei. Un costo di cinque euro a pacco anche per spedizioni di piccolo valore è un balzello sbagliato in partenza, impossibile da nascondere. Meglio ripensarci e posticiparlo con un primo rinvio, per poi disinnescarlo sine die.

Ma il segnale di disordine è nel come, oltre che nel cosa e nel perché. L’aspetto più significativo è quello formale: aver pubblicato un comunicato con valore, se così si può dire, di anticipo di differimento della legge di bilancio. Difficile spiegarlo altrimenti: il comunicato annuncia un futuro intervento legislativo sulla passata legge introduttiva del contributo, generando effetti immediati e al tempo stesso sospesi sulle aspettative sociali e economiche. Un pasticcio nella forma e nella sostanza.

Veniamo al ponte sullo Stretto. Il 5 febbraio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge in materia di commissari straordinari e concessioni, pubblicato in Gazzetta ufficiale ben 35 (trentacinque) giorni dopo. Solo il 12 febbraio la conversione in legge è stata assegnata al Senato. Sono anni che i decreti legge, a dispetto della loro urgenza, vengono pubblicati a distanza di giorni dall’adozione, perché in realtà sono approvati quando ancora largamente incompleti e privi di verifica finanziaria. Se il tempo è una variabile dipendente dalle difficoltà di arrivare a un testo definitivo, 35 giorni indicano un affanno probabilmente senza precedenti nel trovare la quadra.

Il primo articolo del decreto è quello più delicato, perché risponde ai rilievi con cui la Corte dei conti ha negato la registrazione della delibera che avrebbe dato il via ai lavori del ponte sullo Stretto. In mezzo alle disposizioni che devono avere tenore legislativo, come le variazioni alle autorizzazioni di spesa per l’opera, c’è un lungo elenco di passaggi procedurali, interni e istruttori con i quali l’esecutivo manifesta la sua volontà a conformarsi alla decisione della Corte, ma che non hanno alcun effetto pratico se non quello di complicare la leggibilità del decreto stesso.

Che siano scritti o no in un provvedimento legislativo, quegli impegni procedurali vanno rispettati. Accanto quindi al “comunicato legge” (copyright Mobili e Parente sul Sole24Ore), possiamo inserire la categoria delle leggi operative.

Questi episodi normativi non dovrebbero interessare solo i giuristi. L’uso delle leggi, la loro funzione, il loro ambito esclusivo di pertinenza hanno a che vedere con il modo ordinato – o disordinato – di governare. Ciò che solo la legge può dire, ad esempio una modifica a una precedente legge, o ciò che la legge può essere esonerata dal dire, ad esempio i dettagli procedurali interni a un progetto esecutivo, hanno a che vedere più in profondità col modo di governare, come dimostra il recente Indice della qualità della regolamentazione del centro di ricerca europeo Epicenter. Prima che una cattiva tecnica legislativa, segnalano l’entropia politica che la genera.

oggi, 16 Marzo 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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