Stretta sugli affitti brevi? Grazie, ma no grazie

La proposta del governo appare non solo sbagliata in principio, ma anche controproducente

20 Giugno 2023

IBL

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Impedire affitti per periodi inferiori ai due o tre giorni? Grazie ma no grazie. La proposta del governo di una stretta sulle piattaforme online appare non solo sbagliata in principio, ma anche controproducente proprio all’inizio della stagione turistica.

Il successo degli intermediari su internet dipende da tre ragioni principali. La prima è che, in un mondo con elevati costi di transazione, la domanda abitativa non sempre è in grado di incontrare l’offerta potenziale: scoprire chi è disposto ad affittare un appartamento non è sempre facile per chi ne ha bisogno e viceversa. La seconda è che, in un paese caratterizzato da un forte declino demografico, la capacità produttiva inutilizzata (gli appartamenti sfitti, magari solo in alcuni periodi dell’anno) può essere significativa. La terza è che in questo modo si fanno emergere delle transazioni che si sono sempre verificate (in nero) consentendo a entrambe le parti di fare le cose alla luce del sole. Inoltre, la ricerca di luoghi dove soggiornare per brevi periodi non è sempre uguale, estate o inverno, né ovunque sul territorio nazionale. Vi sono dei picchi stagionali a cui, quasi per definizione, l’offerta tradizionale non è in grado di rispondere.

In questo contesto, è vero che ci possono essere problemi legati agli impatti che l’utilizzo degli appartamenti per finalità essenzialmente turistiche può sollevare. Ma è davvero difficile convincersi che tali problemi – che hanno a che fare con le specifiche condizioni di ogni realtà urbana – possano trovare una soluzione in un divieto relativo ai soggiorni inferiori ai due o tre giorni. Sembra al contrario che si tratti di una misura bandiera da agitare tanto per far vedere che si sta facendo qualcosa, ma che in ultima analisi non produrrà alcun beneficio e anzi potrebbe essere dannosa: o riducendo l’offerta di abitazioni proprio quando la domanda è massima e gli alberghi sono comunque pieni, o facendo tornare nell’alveo dell’irregolarità quelle transazioni che adesso sono diventate visibili. Senza contare il costo maggiore di una simile misura, che non riguarda tanto i suoi effetti immediati quanto quelli di lungo termine sul senso stesso della proprietà: già oggi i proprietari di immobili sono soggetti a obblighi non di rado punitivi, che peraltro spiegano la loro ritrosia a darli in affitto. Basti pensare alle infinite tutele per gli inquilini morosi. Entrare a gamba tesa sulla loro facoltà di mettere le unità abitative a disposizione di chi le desidera sarebbe l’ennesimo sgambetto al diritto di proprietà nel nostro paese. Limitare l’utilizzo che si può fare di un immobile è la stessa cosa che imporre una tassa su quello stesso bene: solo che si tratta di una tassa implicita e non visibile, e per questo ancora più odiosa.

Quali che siano le intenzioni del governo, lo strumento scelto non è quello giusto.

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