Stagnaro promuove Giorgetti

Tenere i conti in ordine richiede più coraggio che aprire i cordoni della Borsa

30 Ottobre 2026

Il Riformista

Antonio Picasso

Carlo Stagnaro

Direttore Ricerche e Studi, Istituto Bruno Leoni

Argomenti / Politiche pubbliche

«Tenere i conti in ordine, soprattutto alla vigilia di un appuntamento elettorale, richiede più coraggio che aprire i cordoni della Borsa». Carlo Stagnaro, direttore delle ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, promuove la prudenza del ministro Giorgetti e la nuova Legge di bilancio.

Stagnaro, dato il contesto della campagna elettorale, abbiamo tra le mani una manovra timida?

«No, non sono d’accordo. È una manovra coraggiosa che non spende. Ed è molto più impegnativo essere rigoroso e tenere i conti in ordine anziché fare regali. Naturalmente si può sempre fare di più e meglio. Tenuto conto però che siamo sul finire della legislatura, mi sembra che Giorgetti abbia dimostrato ancora una volta di avere ben chiare le priorità. E la più importante, oggi, è la sostenibilità dei conti pubblici».

Faccio l’avvocato del diavolo. Con una manovra di questo tipo, non rischiamo di lasciare insoddisfatti settori come il manifatturiero, e più in generale l’industria, che versa ancora in difficoltà? Oppure la responsabilità è delle imprese?

«No, non è soltanto una responsabilità delle imprese. Secondo me, però, bisogna distinguere due aspetti. Il primo è che l’idea di salvare il manifatturiero attraverso la spesa pubblica mi sembra molto pericolosa. Il secondo è che al manifatturiero e all’industria conviene avere un Paese solido, capace di tenere sotto controllo il debito e quindi anche lo spread, piuttosto che rischiare di trovarsi sull’orlo del collasso finanziario, come è già accaduto in passato. Penso al 2011, al 2018 e ai rischi che abbiamo corso anche sulla scia del Superbonus. Se fossi un imprenditore e dovessi investire in Italia, preferirei avere un credito fiscale in meno, ma una certezza in più sulla stabilità del Paese».

Sul fronte della Difesa, invece, gli investimenti sembrano limitati. È anche una risposta politica a Salvini, che al congresso della Lega ha detto basta soldi all’Ucraina?

«Difficile da valutare in questa maniera. Dal punto di vista politico, la questione rappresenta indubbiamente un elemento di dialettica interna alla maggioranza. Ma questo vale per tutti i settori. Del resto, la Difesa è certamente uno degli ambiti nei quali dobbiamo intervenire per allinearci ai nostri obblighi. Bisogna però considerare che questa è una manovra con margini di spesa molto ridotti. E quando le risorse disponibili sono poche, inevitabilmente bisogna fare delle scelte e stabilire delle priorità».

Un’ultima battuta sull’energia. Che cosa manca in questa manovra?

«Sull’energia abbiamo una discussione completamente incartata nella revisione del decreto Bollette. Vedremo che cosa ne uscirà, ma la mia sensazione è che i compromessi raggiunti non saranno particolarmente risolutivi. C’è invece una cosa che il governo dovrebbe fare e che, evidentemente, non vuole fare: andare avanti con le gare per le concessioni idroelettriche. È proprio lì che esiste una concreta possibilità di riordinare il settore e ricavare risorse importanti. Ma, per qualche ragione, il governo sembra non voler mettere in discussione gli attuali concessionari. Eppure sarebbe un intervento sul quale varrebbe davvero la pena concentrarsi».

oggi, 30 Ottobre 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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