Sinistra in tilt: i turisti no, gli immigrati sì

Il voto di Venezia riflette tensioni tra turismo, immigrazione e periferie, mostrando una frattura sociale e culturale sempre più evidente

28 Maggio 2026

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

La vittoria del centro-destra a Venezia si presta a una serie di letture, dato che in campagna elettorale un peso considerevole l’hanno avuto sia il turismo di massa, sia il crescente peso degli immigrati, specie dopo che il Pd ha candidato cittadini originari del Bangladesh che prima del voto hanno tirato in ballo Allah e la fede islamica.

Sembra infatti che la sinistra detesti gli stranieri che vengono qualche giorno a visitare la Biennale, laddove non ha nulla da obiettare contro quanti si trasferiscono da noi stabilmente. Il turismo è un fastidio, laddove le immigrazioni di massa sarebbero una benedizione. La destra è invece meno ostile ai visitatori che portano soldi, mentre teme che i «nuovi italiani» possano distruggere le basi stesse della convivenza: specie se nella loro cultura non vi è distinzione tra diritto e precetti religiosi.

Siamo dinanzi a un contrasto ideologico, ma c’è anche una contrapposizione sociale. In fondo, quanti visitano la Serenissima rompono le scatole a chi abita nei palazzi antichi, mentre gli asiatici infastidiscono quanti stanno in periferia.

La terraferma di Marghera e Mestre, però, ormai pesa ben più della Venezia storica, sempre meno popolosa; e così il candidato della Schlein ha vinto tra quanti abitano nel museo all’area aperta che s’affaccia sul Canal Grande (la Venezia del passato), ma l’ex assessore di Brugnaro ha stravinto nel resto della città.

Hanno perso i signori e hanno trionfato i campagnoli, che in passato hanno lasciato la laguna e ora non di rado si spostano ogni mattina da Mestre a Venezia per lavorare in ristoranti e alberghi. In questa «lotta di classe» la gente comune che vota a destra accoglie con realismo le risorse delle attività ricettive, ma al tempo stesso patisce quella che potrebbe essere un’invasione pericolosa.

Attori e altri «artisti» adesso minacciano di andarsene. S’erano inventati un popolo a loro immagine e somiglianza. Ora maledicono quella democrazia che obbliga a fare i conti con le opinioni di tutti noi.

oggi, 28 Maggio 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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