Un prezzo, dicono gli economisti, è un segnale avvolto in un incentivo: invece di silenziarlo, andrebbe ascoltato. Se i prezzi dei prodotti energetici sono alle stelle, è perché essi stanno diventando più scarsi (relativamente alla domanda). I rincari ci dicono che dobbiamo consumarne meno e produrne di più. Lo hanno capito benissimo paesi come il Regno Unito e la Norvegia, che stanno rilasciando autorizzazioni per la produzione di gas dai giacimenti nel Mare del Nord e nel Mare di Barents. La stessa Unione europea, che da tempo chiede una moratoria nella zona artica, si è ultimamente ammorbidita, rinunciando a fare pressione sui paesi confinanti da cui importiamo petrolio e gas. E l’Italia?
A parole, il nostro paese discute di questi temi da almeno dieci anni. Nel 2015 il Governo Renzi varò un provvedimento che gli avversari chiamarono “sblocca trivelle”, salvo poi fare marcia indietro per disinnescare un referendum abrogativo l’anno successivo. La questione sparì poi da tutti i radar per riproporsi nel 2022, con la crisi energetica innescata dal conflitto in Ucraina: il governo Draghi approvò una “gas release”, cioè un provvedimento finalizzato a consentire un più intenso sfruttamento delle risorse nazionali a patto che parte della produzione aggiuntiva fosse destinata, a prezzo calmierato, ai consumatori industriali. Ma l’operazione non ebbe conseguenze misurabili. Più recentemente, il Governo Meloni è tornato sul tema, promettendo semplificazioni. La buona volontà va apprezzata, ma è facile presumere che anche questa volta non si vedranno risultati.
Il motivo è semplice. In primo luogo, non basta enunciare un rilassamento dei vincoli: occorre anche concretamente metterlo in pratica, rilasciando permessi di esplorazione e produzione e offrendo le necessarie garanzie che non saranno rinnegati al primo cambio di maggioranza. Ma c’è un aspetto ancora più clamoroso: l’area più promettente, il Nord Adriatico, è off limits dagli anni Novanta. Da allora sono state abbandonate tutte le attività di ricerca ed estrazione. Molto probabilmente, con le nuove tecniche potremmo scoprire che nasconde riserve più ampie di quanto immaginiamo. Nonostante se ne parli nei corridoi da anni, si continua a voltarsi dall’altra parte: prima perché c’erano le elezioni regionali in Veneto, ora perché ci saranno a breve le elezioni politiche e ogni voto conta.
Le forze della maggioranza hanno tutto il diritto di mettere il proprio interesse di breve termine davanti a quello generale del paese: però, in tal caso, farebbero bene almeno a risparmiarci le paternali sugli extraprofitti, le lamentele sul caro energia e la promessa di un nuovo futuro energetico che è sempre drammaticamente uguale al presente.