Se il governo tartassa il comparto dei giochi il nero prima o poi tornerà a farla da padrone

Negli ultimi anni la sostenibilità degli oneri fiscali è andata scomparendo, a causa dei continui provvedimenti del Parlamento

28 Aprile 2014

Milano Finanza

Andrea Giuricin

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Il settore dei giochi è spesso al centro dell’attenzione pubblica. Indubbiamente questa attenzione deriva da una sempre maggiore importanza del settore per l’economia, vista la crescita dell’ ultimo decennio. La regolamentazione di questo settore è estremamente importante ed è opportuno e necessario riuscire a limitare gli eccessi derivanti dai comportamenti dei consumatori. La politica, che ha il compito essenziale di disciplinare tale settore, deve fare attenzione a non farsi tuttavia trascinare verso posizione estremizzate che di fatto lo porti verso l’illegalità. Negli anni scorsi l’Italia ha fatto enormi passi in avanti per quanto riguarda la disciplina di questa attività.

Il punto di svolta è stato il passaggio da una situazione monopolistica verso un modello basato sulle concessioni. Questa svolta liberalizzatrice è stata essenziale al fine di sradicare il peggiore fenomeno che per decenni aveva avvolto il settore dei giochi: il nero. L’economia illegale era la pratica, tanto che una stima del 2003 della Guafdia di Finanza indicava nel 57% il peso del nero sul totale. La liberalizzazione parziale del settore ha invece portato a una forte riduzione dell’illegalità fino a scendere, sempre secondo la Guardia di Finanza, a non più dell’ 8% del totale. Questo dato è rilevante poiché è di molto inferiore al peso del nero sull’economia italiana, stimato essere quasi il 20% .
Tale vittoria è estremamente importante perché significa avere tolto quasi tutto il settore dalle mani della criminalità organizzata. Uno degli elementi chiave al fine di mantenere nell’alveo dell’economia legale il settore è indubbiamente il livello di tassazione. Questo è un fattore chiave in molti settori dell’economia, come per esempio quello dei tabacchi. Non è un caso che nell’ultimo biennio, a causa dei continui incrementi dell’ accisa sul tabacco, sia stato osservato un nuovo aumento del traffico illegale di sigarette.

La tassazione dei giochi è sempre stata abbastanza forte in Italia, ma tutto sommato sostenibile. Tuttavia negli ultimi anni la sostenibilità degli oneri fiscali è andata scomparendo, a causa dei continui provvedimenti del Parlamento che ha voluto introdurre nuovi balzelli al settore. La crisi della finanza pubblica è stata la causa scatenante, tuttavia è mancata una valutazione degli effetti dell’eccesso di pressione fiscale su questo business. E ovvio, come insegna la teoria economica, che un aumento della tassazione possa portare a una riduzione del gettito fiscale. Il settore dei giochi non è stato immune da questa tendenza, e nell’ultimo biennio si è registrato un calo delle entrate, susseguente l’aumento continuo della tassazione. Dalla comparazione tra il regime fiscale gravante su alcune tipologie di gioco in Italia e altri Stati europei emerge che il nostro Paese è tra quelli dove il prelievo fiscale è ai massimi livelli.

L’analisi è effettuata tenendo conto del gross gaming revenue (Ggr), vale a dire la differenza tra il totale delle giocate (la raccolta) e le vincite restituite ai giocatori (il payout). Dal punto di vista del giocatore medio, se per ogni euro giocato sono vinti 80 centesimi, il costo effettivo della giocata è di 20 centesimi. Sullé Videolottery per esempio la tassazione è circa al 46% del Ggr, contro valori europei che oscillano tra il 20% del Regno Unito e il 35% medio della Spagna. Ancora più ampia è la differenza con le slot machine. In Italia la tassazione raggiunge valori superiori al 50% del Ggr, due volte e mezzo il valore della Gran Bretagna. Rispetto ad alcune regioni della Germania la tassazione è circa 5 volte superiore.

Di fatto l’eccesso di pressione fiscale sul settore rischia di far uscire gli operatori che operano legalmente lasciando il posto a operatori illegali che operano in nero. L’Italia è sempre stata vista in Europa come uno dei migliori casi di regolamentazione, ma le scelte politiche degli ultimi anni rischiano di riportare alla luce il fenomeno del nero.

Da Milano Finanza, 25 aprile 2014
Twitter: @AndreaGiuricin

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