2 Marzo 2026
Il Tempo
Carlo Lottieri
Direttore del dipartimento di Teoria politica
Argomenti / Teoria e scienze sociali
Nel momento in cui ha teorizzato una società senza coercizione Murray N. Rothbard è stato costretto a riflettere a largo raggio: ripensando l’economia e la filosofia politica, il diritto e la politica. Oltre a ciò, egli s’è lanciato in una riscrittura della cultura occidentale che l’ha portato a valorizzare molti autori.
Volendo individuare le basi di una società libera egli ha riletto in termini libertari la tradizione del diritto naturale: dai Greci a oggi. Una delle sue convinzioni è che il diritto debba poggiare sulla giustizia e che non sia difendibile un ordine nel quale le norme sono del tutto sganciate dall’oggettività di un diritto antecedente alle leggi decretate. Il suo riferirsi all’eredità aristotelico-tomista poggia su questo. Ciò l’ha portato a riconoscere l’importanza di quel liberalismo dei diritti naturali che, da John Locke a Thomas Jefferson, ha riletto al plurale il diritto naturale, riconoscendo come ogni singolo abbia una dignità assoluta.
Accanto alla tradizione dei diritti naturali Rothbard ha riconosciuto enorme importanza alla Scuola austriaca dell’economia, perché se da un lato i diritti sono oggettivi (e da questo punto di vista tutti gli uomini sono eguali), d’altro lato le preferenze sono soggettive. Gli scambi hanno luogo perché abbiamo opinioni diverse sul mondo e una società libera deve tutelare sia i diritti sia le preferenze di ognuno.
Sempre dalla Scuola austriaca (ma non solo da lì), l’autore di «Man, Economy and State» ha poi tratto quella lettura dei fenomeni sociali che contrappone due modelli di ordine: uno spontaneo e uno pianificato. E se in qualche caso è più che legittimo progettare realtà umane (come quando si dà vita a un’impresa o a un’associazione), in linea di massima le nostre relazioni funzionano assai meglio se nessuno pretende d’imporre dall’alto la propria volontà. All’anarchia si arriva in questo modo, dato che ogni Stato è una cospirazione che vive di violenza, pretendendo di giustificarsi sulla base di attività che ad alcuni possono magari piacere, ma ad altri no. Lo Stato è incompatibile con l’idea dei diritti naturali e al tempo stesso con la varietà delle opinioni. Solo una società priva di un potere sovrano e di un monopolio della violenza, come la teorizzarono Lysander Spooner oppure Gustave de Molinari, può essere veramente libera.
Infine in Rothbard il radicale scetticismo dinanzi al potere s’è abbeverato alla tradizione del realismo politico. Se tale linea di pensiero, da Tucidide a Pareto e a Schmitt, è stata spesso piegata a giustificare le relazioni di dominio, nello studioso americano ogni analisi dei meccanismi di potere punta a smascherare l’ingiustizia delle relazioni tra Stato e società.
Da qui viene anche la sua valorizzazione della concorrenza istituzionale. C’è allora una vasta biblioteca alle spalle di Rothbard e uno dei suoi meriti sta nell’aver utilizzato «materiali» assai diversi per delineare una tradizione schierata a difesa della persona e contro quanti pretendono di governarci.