Rivoluzione liberale a Madrid

Tagli alle tasse, deregulation e concorrenza: come Madrid è diventata il motore economico della Spagna negli ultimi trent’anni

26 Gennaio 2026

La Ragione

Maurizio Stefanini

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Il saggio Il modello Madrid – Una rivoluzione liberale 1995-2025 (IBL Libri) scritto da Diego Sánchez de la Cruz (direttore delle ricerche dell’“Instituto Juan de Mariana” e cofondatore del “Foro Regulación Inteligente”) ha per tema il modello economico che ha trasformato la regione della capitale spagnola nel motore del Paese. «Le tasse sono state ridotte 140 volte negli ultimi vent’anni, in modo che il residente medio di Madrid abbia oggi 20mila euro in più» ci spiega l’autore. «Questo ha attratto imprese e con l’aumento dell’attività economica il gettito fiscale è addirittura aumentato». Importantissima la deregulation: «Negli ultimi anni sono state approvate più di 500 misure di deregolamentazione. E tutte le normative vengono riviste ogni cinque anni, per essere rimosse se non danno buona prova. Un altro elemento di crescita è la gestione da parte di imprenditori privati di ospedali, scuole e università, in modo che all’interno del sistema pubblico i cittadini possano scegliere in regime di concorrenza. Infine si è affermato un atteggiamento aperto che celebra il business, gli investitori, i dipendenti che lavorano sodo e anche gli immigrati che si adattano e vengono a lavorare e a dare il loro contributo».

La cosa può colpire, se si ha presente che spesso le capitali sono essenzialmente centri burocratici. Ricordiamoci che Madrid era un piccolo villaggio, trasformato da Filippo II in capitale soltanto per la sua posizione centrale. «Quando si affermò la democrazia non era un territorio povero, ma nemmeno immensamente ricco. Ancora a metà degli anni Novanta era la quinta economia della Spagna. Anzi, fra il ritorno della democrazia e la metà degli anni Ottanta crebbe meno che il resto del Paese. Ma poi iniziarono a essere attuate queste politiche e oggi il peso del settore pubblico e quello del pubblico impiego nella capitale sono addirittura inferiori alla media del Paese» ricorda Sánchez de la Cruz. «Madrid ha sorpassato la Catalogna tre volte: la prima circa dieci anni fa, nel reddito pro capite. La seconda un po’ più di recente, nella produzione totale. Infine proprio questo mese è emerso che ha più lavoratori occupati della Catalogna, malgrado un milione di abitanti in meno. Questo perché nella capitale gli investimenti privati sono stati incoraggiati, vi nascono 25mila nuove imprese l’anno e soltanto nell’ultimo decennio è stato creato un milione di nuovi posti di lavoro».

Il libro insiste sulla contrapposizione di Madrid con i governi nazionali di sinistra, ma anche con quelli del Partito popolare: «Perché è una città più liberale. Ci sono molti think tank con questo orientamento, così come tanti organi di informazione e una vita culturale molto vivace attorno a personalità, intellettuali, politici, economisti, giornalisti che si identificano con il modello. Si è creata un’egemonia culturale in senso gramsciano, ma liberale. Quando i politici del Partito popolare si candidano a Madrid, affrontano temi molto più liberali che nel resto della Spagna. E quando i politici di altri partiti cercano di indirizzare Madrid verso il socialismo o verso modelli ibridi o misti, gli elettori lo rifiutano. Inoltre, poiché sempre più persone si trasferiscono nella capitale da altre regioni o da altri Paesi, e poiché tutte queste persone vedono che a Madrid possono trovare lavoro e opportunità, questa egemonia culturale continua a rafforzarsi» conclude Sánchez de la Cruz.

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