Trent'anni di riforme rimaste incomplete

Saravalle e Stagnaro: il Paese a una svolta, l'occasione del Pnrr

18 Marzo 2022

Corriere della Sera

Argomenti / Diritto e Regolamentazione Politiche pubbliche

«In questi trent’anni abbiamo pedalato a vuoto o, meglio, abbiamo camminato in tondo: la nostra politica ha prodotto ozio senza riposo e fatica senza lavoro». L’immagine dice molto del contenuto del saggio che Alberto Saravalle e Carlo Stagnaro hanno dato alle stampe per raccontare «Una controstoria della Seconda Repubblica» intitolata Molte riforme per nulla.

Gli autori, docente di Diritto dell’Ue il primo e direttore delle ricerche dell’Istituto Bruno Leoni il secondo, in poco più di duecento pagine ripercorrono la storia delle riforma adottate nel nostro Paese negli ultimi trent’anni, dalle privatizzazioni al federalismo fiscale, dal jobs act alla legge Fornero, per trarne una valutazione complessiva che, pur apparendo impietosa, fotografa con tre aggettivi la cruda realtà di una nazione che, per citare solo un dato esemplificativo, tra il 2000 e il 2019 in netta controtendenza rispetto al panorama europeo ha visto calare il proprio reddito pro capite dello 0,8 per cento. «L’azione riformatrice – scrivono Saravalle e Stagnaro – è stata incompleta, intermittente e inconclusiva».

E dire che l’Italia all’inizio degli anni Novanta pareva godere di tutte le condizioni per imprimere una svolta decisiva. La caduta del Muro, l’azzeramento della vecchia classe politica per via di Mani Pulite, il cambio del sistema politico favorito dai referendum di Mario Segni. E qualcosa si è visto: la fine delle partecipazioni statali, il decentramento, il federalismo fiscale, le «lenzuolate» bersaniane. Fino a due riforme, tra le altre, che hanno fatto molto discutere: il jobs act, nel campo del diritto del lavoro, e la legge Fornero. «Quest’ultima – chiosa Stagnaro – è stata la riforma che più ci aveva messo al passo con il resto d’Europa e quella che più è stata avversata e smontata».

Gli autori sottolineano che spesso quel che è mancato, al di là del merito dell’innovazione, è stato lo spirito riformatore. Quante volte è stato detto: ce lo impone l’Europa»? L’eterno aggrapparsi ad un vincolo esterno ha in qualche modo reso poco consapevoli gli italiani della necessità di cambiare norme e comportamenti. Ed è ancora questo il nodo più importante che deve sciogliere l’attuale presidente del Consiglio, quel Mario Draghi che secondo Stagnaro e Saravalle è sì un «supertecnico» ma che «sta impartendo una lezione di sofisticatezza politica». Il premier si trova alle prese con uno strumento, il Pnrr, che per le risorse a disposizione può davvero imprimere una svolta storica al Paese. Ma la sfida è difficile, sia perché è una corsa contro il tempo sia perché la maggioranza che lo sostiene talvolta gli rende faticoso il cammino.

In più, si è aggiunta la guerra in Ucraina. «Ciò rende tutto più complicato – conclude Stagnaro – ma se prima dello scoppio della guerra si poteva pensare di prendersela comoda per via della crescita attesa ora è ancora più fondamentale spendere bene le risorse che l’Europa ci ha assegnato. Tutto il Paese ne deve essere consapevole».

dal Corriere della Sera, 18 marzo 2022

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