Una riforma di mercato per la rete stradale

Nella prossima legge di stabilità, uno dei punti che potrebbe essere in discussione è la modalità di finanziamento degli investimenti della rete stradale.


6 Ottobre 2015

Argomenti / Economia e Mercato , Politiche pubbliche

Diego Menegon

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Nella prossima legge di stabilità, uno dei punti che potrebbe essere in discussione è la modalità di finanziamento degli investimenti della rete stradale.
Il vigente modello di finanziamento delle reti stradali, basato principalmente su trasferimenti pubblici, non presenta incentivi che orientano l’attività dell’operatore verso obiettivi di efficienza e qualità del servizio. L’attuale governance fa dipendere gli investimenti dalla volontà politica e dalle decisioni di finanza pubblica contingenti, anziché dalle reali esigenze della domanda. La riforma del settore deve permettere l’accesso a capitali privati e prevedere una remunerazione basata su tariffe commisurate agli obiettivi di efficienza e di qualità raggiunti. Il modello di road pricing più diffuso nei Paesi anglosassoni è basato sulle fuel duty. In Italia, una tariffa stradale che sostituisca una pari quota dell’accisa consentirebbe di spostare il costo del servizio di rete dal contribuente all’utente, dando segnali di prezzo al gestore. Lo sviluppo di tecnologie capaci di misurare i flussi di traffico in tutte le reti stradali potrebbe nel tempo creare un mercato aperto alla concorrenza, in cui sono gli utenti a orientare gli investimenti e a premiare gli operatori più capaci di soddisfare la domanda.

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