Rischi e proposte per il finanziamento del welfare italiano

Sanità e pensioni: come salvaguardare la sostenibilità del welfare: Olanda e Cile possono offrire lezioni all'Italia


30 Novembre 2016

Argomenti / Diritto e Regolamentazione , Politiche pubbliche

Paolo Belardinelli

Research fellow IBL e fellow London School of Economics

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Circa la metà della spesa pubblica primaria è dedicata a sanità e pensioni. La spesa pubblica per queste voci è aumentata costantemente negli ultimi dieci anni, passando da 311 a 387,7 miliardi di euro. Questi andamenti sono in parte il risultato delle dinamiche demografiche. Se nel 2000 la quota di popolazione oltre i 65 anni rappresentava il 18,1% del totale, nel 2013 questa era già passata al 21,2%. La Commissione Europea prevede che gli ultrasessantacinquenni rappresenteranno il 22,4% già nel 2020, per crescere fino al 30% nel 2060. Da un lato, si può presumere che le esigenze di una popolazione che invecchia cambieranno e saranno necessarie nuove forme di assistenza e di cura a lungo termine per la popolazione anziana. Dall’altro, viene minacciata la sostenibilità del nostro sistema sociale e diventa fondamentale individuare forme alternative di spesa sociale per la popolazione anziana.

Due esperienze possono indicarci come salvaguardare la sostenibilità del nostro welfare. Dal punto di vista previdenziale, l’abbandono del sistema a ripartizione, come deciso dal Cile a partire dal 1981, appare la scelta più coraggiosa e ragionevole. Dal punto di vista sanitario, la riforma olandese del 2006, che si basa su una assicurazione universale obbligatoria e scommette sulla concorrenza su più livelli (quello del finanziamento, tra compagnie assicurative, e quello dell’erogazione del servizio, tra ospedali) sembra la più adatta ad affrontare le sfide future.

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