Per le infrastrutture ci vorrebbe meno Europa. Ma ne avremo di più


26 Marzo 2026

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Francesco Ramella

Research fellow, IBL e docente di Trasporti, Università di Torino

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A dicembre la Corte dei Conti italiana ha bocciato il Ponte sullo Stretto. A gennaio quella europea ha fatto copia-incolla per le Grandi Opere continentali pubblicando un audit relativo allo stato di avanzamento della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T); quasi tutti i progetti sono in fortissimo ritardo e con costi molto più alti di quelli preventivati in sede di approvazione dei progetti. La Corte UE suggerisce che si possa ovviare a questo insoddisfacente stato di cose con una revisione della governance. Non ne è convinto Francesco Ramella che in questo nuovo paper congiunto IBL-Bridges Research sostiene come il problema sia a monte: il coinvolgimento della UE nel finanziamento delle infrastrutture comporta un disallineamento tra la platea dei beneficiari e quella di coloro che sopportano i costi e costituisce quindi un disincentivo a una scelta oculata dei progetti e al rispetto del budget e dei tempi di realizzazione.

In un’ottica di sussidiarietà, sarebbe quindi preferibile che le decisioni di investimento e la responsabilità della copertura dei costi venissero lasciate ai singoli Paesi e, all’interno di essi, alle realtà locali e che venissero coinvolti capitali privati di rischio. Purtroppo, la UE ha deciso di andare in direzione opposta con un nuovo piano di investimenti ferroviari dal costo complessivo stimato pari a 500 miliardi a carico dei contribuenti europei. Si tratta di opere che in molti casi hanno costi maggiori dei benefici e con un impatto marginale sia in termini di riduzione delle emissioni di CO2 sia di maggiore integrazione europea che nei decenni passati è già diventata molto più intensa grazie alla liberalizzazione del trasporto aereo e al conseguente crollo dei prezzi dei voli. È assai probabile, conclude Ramella, che nei prossimi anni rivedremo molti altri cahiers de doléances della Corte UE, con toni e contenuti non molto diversi da quelli che si leggono nei rapporti redatti fino a oggi.

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