Il governo decidere come affrontare l’ultimo anno di legislatura e, in particolare, la redazione della prossima legge di bilancio
Il governo Meloni ha davanti un anno di lavoro, di qui alla fine della legislatura. La prossimità delle elezioni politiche rischia di tradursi in aumenti di spesa, a scapito del risultato più rilevante ottenuto fin qui dall’esecutivo: una condotta prudente ed esemplare nei conti pubblici, che ha portato a una riduzione dello spread di oltre 150 punti base dai livelli di ottobre 2022 ai minimi più recenti, sotto i 100 punti base. Dodici mesi di lavoro parlamentare, con il bicameralismo paritario, non sono sufficienti a portare a compimento riforme di grande portata. Potrebbero esserlo, però, per mettere a punto soluzioni concrete a problemi che da tempo condizionano la vita degli italiani, nel segno di una semplificazione degli adempimenti. Più volte la premier ha auspicato che lo Stato smetta di disturbare chi ha voglia di fare. Queste proposte non sono certo sufficienti, ma possono rappresentare un primo passo in questa direzione.
Le proposte si dividono in quattro gruppi: 1) Diritti e servizi fondamentali (casa, scuola, sanità); 2) lavoro e incentivi economici; 3) regolazione e innovazione; 4) proposte in materia fiscale e relative alle attività di accertamento e riscossione. L’elemento comune a queste ipotesi di intervento è che sono tutte a costo zero (o con un costo modesto) per l’erario. Tuttavia, possono servire, da un lato, a migliorare il rapporto tra il cittadino/contribuente e lo Stato, affermando i diritti del cittadino e semplificandone l’esistenza; dall’altro, a ridurre il peso dello Stato nella vita delle persone, attraverso una (pur lieve) riduzione delle imposte e soprattutto dell’effetto distorsivo che un sistema tributario complesso e un panorama regolamentare sclerotico producono nella quotidianità di tutti noi.