La crisi di AMT, l’azienda di trasporto pubblico genovese, non può essere superata attraverso l’ennesimo tentativo di ristrutturazione. Occorre cambiare paradigma e trovare nuovi operatori tramite procedure competitive, distinguendo le diverse porzioni di servizio oggi blindate dentro un unico soggetto pubblico.
La situazione AMT si è progressivamente aggravata nel tempo, nonostante l’ingresso prima e l’espulsione poi dei soci privati. Anche l’acquisizione dell’azienda ATP, che gestiva il trasporto pubblico nel levante, ha peggiorato anziché migliorare la situazione. L’ultimo stress sui conti è arrivato dalla gratuità del titolo di viaggio per gli under 14 e gli over 70. Alla crisi l’azienda e l’amministrazione che la controlla hanno risposto attraverso progressive riduzioni del servizio, soprattutto a detrimento delle tratte extra urbane e dei comuni diversi dal capoluogo oltre all’abbandono dei servizi più innovativi e della copertura delle ore notturne.
Il servizio di trasporto pubblico locale dell’area metropolitana genovese appare, perversamente, sempre più costoso ed inefficiente insieme. In particolare, il costo del lavoro incide per il 59,6% dei costi della produzione, contro una media di settore attorno al 50,2%. La conclusione è che, anziché prevedere un unico servizio blindato per tutta l’area metropolitana con unico concessionario, può essere più utile e conveniente frazionare gli ambiti territoriali e le tratte, per soddisfare le diverse e nuove esigenze, tramite affidamenti mirati.