Focus 66. Private equity e bene comune

I fondi di private equity devono venire alle prese con i pregiudizi circa la loro natura. Tuttavia, il private equity può rappresentare uno strumento per vivacizzare il mercato dei diritti di proprietà e stimolare l’efficienza delle imprese.


1 Agosto 2007

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Wilfried Prewo

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Davvero i fondi di private equity sono “locuste” che danneggiano le economie?

Il private equity può rappresentare uno strumento per vivacizzare il mercato dei diritti di proprietà, specie in realtà come la Germania o l’Italia tradizionalmente caratterizzate da forme di capitalismo famigliare, il cui problema risiede nell’incertezza circa il passaggio di padre in figlio dei geni imprenditoriali: l’imprenditore è un mestiere creativo, se ne possono imparare i rudimenti in casa, ma risultati straordinari ed eccellenti non dipendono da dove si nasce, ma da chi si è. Un po’ come fare il musicista: migliaia di musicisti di corte hanno avviato i propri figli allo studio della musica, ma solo uno ha avuto il privilegio di essere il padre di Ludwig van Beethoven.

I fondi non sono necessariamente meglio di altri tipi di proprietario, ma è importante riconoscere l’effetto positivo che possono avere nello stimolare l’efficienza del management e delle imprese.

Focus 66. Private equity e bene comune

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