Focus 119. L’analisi di impatto della regolazione: una complicata semplificazione

L’obbligo di analisi di impatto della regolazione è una forma di semplificazione che finisce per rendere ancor più complesse le procedure. L’AIR sembra pensato in funzione al buon senso comune, ma rischia di non produrre alcun miglioramento.


8 Dicembre 2008

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Serena Sileoni

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Si presenta nella prassi come un meccanismo faticoso per rendere obbligatorio quello che buon senso potrebbe dettare più semplicemente: ovvero ponderare prima di decidere, bilanciare gli effetti negativi e positivi di un atto o di un’attività prima della loro adozione. L’AIR sembra pensato in funzione vicariale al senso comune, la ponderazione tra vantaggi e svantaggi del proprio comportamento, sulla base delle proprie conoscenze.
È importante che i governi si sforzino di comprendere fino in fondo le conseguenze delle nuove norme, ma l’AIR, e il modo in cui viene introdotta in Italia, rischiano di non produrre alcun miglioramento sostanziale, immettendo al contrario nuove ruggini e farraginosità. Inoltre, c’è la sensazione che a volte si perda di vista un punto fondamentale: la regolazione, per essere “buona”, deve necessariamente essere poca. Non è moltiplicando norme e adempimenti che si possono risolvere i problemi strutturali del Paese.

Focus 119. L’analisi di impatto della regolazione: una complicata semplificazione

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More regulation is not the solution to the structural problems of Italy condividi con questo commento
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