Dopo Alitalia, la fine del mondo?

Davvero l’eventuale fallimento di Alitalia avrebbe pesanti ripercussioni sul turismo e sull’interesse nazionale?


13 Gennaio 2014

Argomenti / Politiche pubbliche

Lucia Quaglino

Ugo Arrigo

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I casi più recenti di fallimento di compagnie di bandiera europee o di una loro acquisizione da parte di concorrenti stranieri dicono di no.

Cinque anni dopo l’operazione di salvataggio di Alitalia la compagnia è sull’orlo della bancarotta. Oggi il progetto di salvataggio sponsorizzato dal Governo prevede un aumento di capitale da 300 milioni di euro, a cui dovrebbero aggiungersi nuove linee di credito per ulteriori 200 milioni di euro. Parteciperanno all’aumento la maggior parte dei soci della compagnia e Poste Italiane, soggetto formalmente privato ma controllato al 100% dal Ministero dell’Economia. Ma davvero Alitalia è strategica? Se fallisse, il Paese avrebbe serie difficoltà a ripristinare i collegamenti interni, e il turismo rischierebbe di subire danni consistenti? Se si guarda all’Europa, si vede che ovunque si continua a volare, anche se le compagnie di bandiera sono state nella maggior parte dei casi privatizzate, vendute a stranieri o lasciate fallire. Oggi il mercato aereo è pienamente concorrenziale ed è in grado si sopportare un eventuale fallimento della compagnia di bandiera.

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