CBAM alla sbarra del WTO


8 Ottobre 2026

Argomenti / Ambiente e Energia

Emiliano Morgia

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Il 25 settembre l’Organo di conciliazione del WTO ha istituito un panel sul CBAM, accogliendo la seconda richiesta della Russia: siamo ancora lontani da una decisione, ma il contenzioso costringe a rispondere a una domanda che Bruxelles ha preferito eludere, e cioè se il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere sia davvero una politica climatica o, soprattutto, una politica industriale.

Il CBAM colpisce beni intermedi: acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti. Non prodotti per il consumatore, ma le fondamenta della manifattura. Si protegge un anello della catena, rischiando di indebolire tutti quelli a valle”. Lo studio ripercorre i contenuti del meccanismo e le obiezioni sollevate dai partner commerciali dell’Unione, mostrando come il problema non sia soltanto il prezzo dell’acciaio extra-europeo: “È anche, e forse soprattutto, che l’energia europea costi molto. Secondo l’IEA, nel 2025 i prezzi dell’elettricità per le industrie energivore dell’UE sono rimasti oltre il doppio di quelli americani.

Una barriera alla frontiera rende più caro l’acciaio vecchio, non più economico quello nuovo. È la differenza tra punire il passato e rendere conveniente il futuro. Il CBAM, per costruzione, fa la prima cosa. Il WTO risponderà sul diritto commerciale; la risposta sulla competitività spetterà al mercato.

CBAM alla sbarra del WTO

Il WTO ha aperto il processo al CBAM. Il 25 settembre ha istituito un panel accogliendo la seconda richiesta della Russia: nessun verdetto, per ora. Ma torna al centro la domanda che Bruxelles evita: è una politica climatica o una politica industriale vestita di verde? condividi con questo commento
Il CBAM colpisce acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti: non beni di consumo, ma le fondamenta della manifattura. Si protegge un anello della catena e si rischia di indebolire quelli a valle, proprio ciò che all'Europa riesce meglio (nel 2024: 147 miliardi di avanzo commerciale). condividi con questo commento
Il vero nodo è l'energia. Nel 2025 l'elettricità per le industrie energivore Ue costava oltre il doppio che negli Usa (IEA). Una dogana può attenuare il differenziale, non cancellarlo. Le grandi transizioni non vincono rendendo più caro il passato, ma più conveniente il futuro. condividi con questo commento
oggi, 8 Ottobre 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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