BP 123. Stampa e pluralismo: tra valore e costi

L'Italia occupa posizioni di retroguardia nelle classifiche sulla libertà di stampa e il pluralismo informativo, ma per garantire il pluralismo non è necessario finanziare gli organi d'informazione o rischiare di ostacolare la concorrenza


17 Maggio 2013

Argomenti / Politiche pubbliche , Teoria e scienze sociali

Vitalba Azzollini

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L’Italia occupa posizioni di retroguardia nelle classifiche sulla libertà di stampa e sul pluralismo informativo, ma per garantire il pluralismo non è necessario finanziare gli organi d’informazione.
Il giornale ha storicamente rappresentato il primo mezzo di diffusione di notizie, idee e opinioni. A tutela del pluralismo informativo, l’ordinamento ha utilizzato strumenti quali la normativa in materia antitrust e quella relativa ai contributi statali alla stampa. Tali strumenti non sono esenti da critiche. In particolare, le sovvenzioni pubbliche ai giornali, pur se finalizzate all’arricchimento del panorama dell’informazione, di fatto hanno ostacolato la competizione fra operatori, consentendo la sopravvivenza di soggetti non sempre idonei a esprimere contenuti di qualità o di generale interesse. Nel settore dell’editoria on line può forse svilupparsi un’effettiva concorrenza fondata sulle capacità di chi vi opera, a condizione che a tale ambito non vengano applicate le misure assistenzialistiche che hanno finora minato il settore della stampa cartacea.

BP 123. Stampa e pluralismo: tra valore e costi

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