28 Maggio 2026
Argomenti / Economia e Mercato
Davide Mattone
Carlo Stagnaro
Direttore Ricerche e Studi IBL
Il nuovo listino proposto da Fibercop rischia di ridurre la concorrenza e far crescere i prezzi della banda larga.
Il disegno di ri-statalizzazione e ri-monopolizzazione delle telecomunicazioni sta per compiere un nuovo step con la revisione delle condizioni di accesso alla rete, che – nella proposta di Fibercop e sulla base di una delibera AgCom che ha rivisto i principi fondanti della regolazione tariffaria – rischiano di azzoppare ulteriormente la concorrenza sia nella vendita di servizi all’ingrosso (cioè nella gestione delle infrastrutture), quanto nella vendita di servizi retail (quindi nel mercato finale).
Infatti, gli operatori commerciali potranno assorbire solo parzialmente gli aumenti (circa il 15% sui canoni mensili). Quindi, da un lato, vedranno ulteriormente compressi i loro margini; dall’altro, finiranno inevitabilmente per ribaltarne una porzione a valle, direttamente tramite aumenti o indirettamente attraverso la riduzione della qualità e della varietà delle offerte disponibili, oltre a perdere capacità di investimento. Per giunta, l’asimmetria introdotta dalla proposta di FiberCop, col costo dei servizi attivi che supera quelli passivi, finirà per scoraggiare gli operatori dalla realizzazione di infrastrutture proprie e dunque dall’offerta di servizi avanzati per cui è necessario affittare fibra spenta e installarvi poi i propri apparati.
Il listino ha come obiettivo esplicito (se non proprio dichiarato) quello di spingere il mercato verso la mera rivendita di servizi attivi già gestiti da Fibercop. Questo disegno si completa con l’asimmetria tra aree grigie e aree nere, che metterà ulteriormente alle strette il rivale Open Fiber e ulteriormente disincentivare gli operatori commerciali dall’acquistarne i servizi.