Accordi fiscali e aiuti di stato: una commistione pericolosa

La sensazione è che dietro lo sbandierato intento di tutela della concorrenza si celino assai più prosaici interessi di natura fiscale


16 Gennaio 2015

Argomenti / Diritto e Regolamentazione , Politiche pubbliche

Massimiliano Trovato

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Le autorità europee hanno espresso dubbi sulla legalità dell’accordo fiscale di Amazon con il Lussemburgo. L’attivismo della Commissione, in questo frangente, può indebolire certezza del diritto e competitività dei Paesi dell’Unione Europea.
La sensazione è che dietro lo sbandierato intento di tutela della concorrenza si celino assai più prosaici interessi di natura fiscale. I bilanci pubblici sono in affanno e le multinazionali rappresentano un bersaglio ideale. Si tratta di un piano miope per due ragioni: perché le fonti possono disseccarsi e perché i loro investimenti, ben più del gettito eventualmente generato, possono contribuire a portare le economie europee fuori dal guado.
È importante evitare sovrapposizioni improprie fra questioni intellettualmente distinte, come politica della concorrenza e politica fiscale: affrontare una presunta emergenza fiscale con strumenti pensati per il diritto della concorrenza non è solo un’operazione discutibile dal punto di vista intellettuale, ma appare come una palese violazione dei limiti tracciati dal diritto europeo.

Accordi fiscali e aiuti di stato: una commistione pericolosa

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