Renzi gioca con le slot e scommette sulle partite Iva

Secondo uno studio IBL, tra il 2006 e il 2012, il gettito erariale dal settore dei giochi sia cresciuto del 30 per cento

16 Febbraio 2015

Cronache del garantista

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Giovanni Giolitti la chiamava la tassa sugli idioti. E Matteo Renzi preferisce la locuzione di “tassa della fortuna”, ma non sembra pensarla diversamente, come dimostrano i decreti attuati alla delega fiscale sulla tassazione per i giochi che doveva arrivare in Consiglio dei ministri venerdì prossimo. Anche perché stavolta la potente lobby del settore potrà fare poco di fronte alla necessità dell’esecutivo di quadrare i conti dopo il calo de Pil nel 2014 dello 0,4 per cento. Il decreto, infatti, ha un approccio proibizionistattualit. In quest’ottica via alla riduzione di un terzo delle slot machine presenti in bar e locali sparsi per tutto il territorio nazionale (sperando in questo modo di ridurre i costi per la lotta alla ludopatia). Arriverà poi una nuova ulteriore stretta sugli spot in tv del settore, che non potranno essere trasmessi in fascia protetta. Ma, quel che è peggio, il governo si appresta anche a ritoccare la “tassa della fortuna” quella che si paga sulle vincite sopra i 500 euro che sale dal 6 all’8 per cento.

Se non bastasse, il ministero del Tesoro potrebbe anche decidere di abbassare la soglia sull’applicazione con il balzello. Di conseguenza la stanga potrebbe essere di proporzioni maggiori. Soprattutto se il governo intende usare questa leva per finanziare una misura non meno delicata e prioritario come l’abbassamento della tassazione sugli autonomi. L’ultima manovra ha deciso di aumentare dal 3,5 al 3,9 per cento l’aliquota per gli autonomi sotto i 15mila euro che aderiscono al regime dei minimi. Ieri, con la Cgil in piazza a chiedere sia l’istituzione di una Tsipras italiana sia più equità per i più deboli, Matteo Renzi ha twittato che al prossimo Consiglio di ministri di venerdì si esamineranno dossier come catasto, compliance, fiscalità internazionale, fatturazione elettronica, quindi ha inserito il capitolo partite Iva. Non ha parlato invece di giochi. Su questo versante il governo si muove su un crinale molto sottile. In teoria gli obiettivi sono quelli di salvaguardare la tenuta del gettito, tutelare la salute, partendo in particolare da quella dei minori, ed evitare che questo grandissimo business si trasferisca all’estero. Infatti tra gli obiettivi del governo c’è a che quello di combattere il gioco illegale, percorso già avviato sempre con la Stabilità, con misure di monitoraggio e tracciabilità e una revisione del sistema delle sanzioni.

Tra le novità, appunto, la scelta dello Stato di ridurre l’offerta di gioco: le slot machine non potranno essere più di 6 per ogni bar, e dovranno avere comunque uno spazio di almeno 7 metri quadri e ben separato dal resto del locale. Le “macchinette”, altro vincolo, non dovranno essere visibili dall’esterno e quando non sia possibile separare l’area di gioco gli apparecchi potranno essere attivati solo “mediante lettura o inserimento di codici a tempo”, rilasciati di volta in volta, o con l’uso di una tessera ad hoc. Diverse le regole per le ‘gaming hall’, le sale gioco, che dovranno essere più grandi di 50 metri quadri e rispettare il parametro di un apparecchio ogni 3 metri quadrati.

In un paper scritto per l’istituto Bruno Leoni, l’economista Andrea Giuricin ha scritto che «tra il 2006 e il 2012, il gettito erariale dal settore dei giochi sia cresciuto del 30 per cento, e il canone concessorio addirittura del 269. Il ricavo dei principali stakeholder concessionari, retailer e partner è aumentato rispettivamente del 56%, 83% e 157%. Questo fenomeno è stato reso possibile dall’introduzione di una molteplicità di giochi a ridotto livello di tassazione. Il risultato di un tale modello è stata la riduzione delle dimensioni del mercato nero dal 57% nel 2003 all’8% (stimato) nel 2013. È pertanto presumibile che un aumento delle imposte possa produrre il fenomeno opposto: per argomentare questo punto». In quest’ottica il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, ha messo in guardia il governo da possibili contenziosi, tanto da «rinviare la registrazione del maggior gettito (900 milioni) a consuntivo».

Da Cronache del garantista, 15 febbraio 2015

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