Renzi e quella strana idea degli investimenti esteri

Un modo fumettistico di intendere le vicende economiche e di mercato: esistono solo predatori e prede

Per Matteo Renzi Emmanuel Macron “sta facendo l’interesse del suo Paese”. Fare l’interesse dunque del proprio Paese significherebbe, per l’ex premier, evitare che Fincantieri, una impresa controllata dallo Stato italiano, acquisisca il 66% dei cantieri di Saint-Nazaire, rilevandolo fra l’altro da una società coreana.

In Italia, su questa questione si è aperta una bagarre incredibile. Qualcuno ha annunciato, senza nascondere un certo compiacimento, la fine della globalizzazione. Altri hanno, con l’occasione, previsto il crac dell’Europa. Da destra e da sinistra, si sono alzate voci preoccupate, richieste di ritorsioni esemplari, minacce di nazionalizzazioni a scopo punitivo. Spezzeremo le reni ai francesi?

La vicenda in questione riguarda un deal modesto per dimensione (79 milioni di euro), in un settore non particolarmente concorrenziale, e imprese che è difficile associare ai concetti di “privato”, “competizione” e “mercato”. STX France vedeva, già coi coreani, il governo francese azionista di un terzo dell’azienda. Fincantieri è controllata al 71% da Fintecna.

Se è stato violato un accordo vincolante, ovviamente, si scateneranno legali e diplomazie, queste ultime già al lavoro con l’arrivo del ministro Le Maire a Roma. Circa i motivi del passo indietro di Macron, ci sono molte letture possibili: i francesi stessi parlano della tutela di un interesse particolare (l’occupazione nei cantieri bretoni), i sondaggi raccontano la popolarità in calo del Presidente, da cui verrebbe la necessità di agitare le acque. Dal punto di vista del governo italiano, si capisce che bruci l’essere considerati un partner inaffidabile.

Stupisce molto che Renzi dica che Macron non sia impegnato in un braccio di ferro per tutelare un interesse di parte ma stia facendo ” l’interesse del suo Paese”, tutto intero. Vuol dire che l’ingresso in quella compagine azionaria di Fincantieri sarebbe contro l’interesse della Francia?

E’ un modo fumettistico di intendere le vicende economiche e di mercato: esistono solo predatori e prede, se non sei predatore sei preda, i predatori fanno l’interesse nazionale e le prede no. Non sappiamo se la cantieristica abbia bisogno di “campioni” europei, se la proposta di Fincantieri andasse in quella direzione, se ci siano buone ragioni, per la difesa e la sicurezza in Europa, di arrivare a un consolidamento nel settore. Immaginiamo che vi siano argomenti che suggeriscono una cosa e l’altra. Sappiamo che la cantieristica è un business non facile, e ipotizzeremmo che l’unico interesse nazionale che sta tutelando Macron è quello di noi italiani, se ci evita che sia una nostra impresa pubblica a impelagarsi nella gestione di un sito complesso e, dunque, la possibilità che il contribuente sia chiamato, in futuro, a metterci del suo.

In generale, chi immette risorse in un’azienda, e in un Paese, difficilmente lo fa per distruggere e non per costruire. Da primo ministro, nel 2014 Renzi sosteneva che la crescita degli investimenti esteri era “un segno che il nostro Paese è finalmente di nuovo attrattivo”. Quello di Fincantieri in Francia è un investimento estero. Se respingere i capitali stranieri equivale a tutelare il proprio Paese, il governo Renzi, felice dell’aumento degli investimenti esteri, brindava forse “contro” l’interesse nazionale?

1 agosto 2017

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