Reddito di cittadinanza: il governo non ceda

Un meccanismo puramente assistenziale e che, probabilmente, alimenta disoccupazione e lavoro nero

1 Agosto 2023

IBL

Argomenti / Politiche pubbliche

La scelta del governo di ridimensionare il reddito di cittadinanza ha acceso un nuovo fronte di conflitto sociale. Da un lato, gli ex percettori – che hanno ricevuto via sms la notizia della fine del sussidio – ne reclamano il ripristino. Dall’altro i sindaci, a cui la nuova disciplina affida la gestione dello strumento, lamentano di non essere in grado di occuparsene. Il governo farebbe bene a tenere duro.

Ci sono vari aspetti da considerare. Alcuni sono di puro folklore: la polemica sull’sms lascia il tempo che trova. Se la notizia fosse stata trasmessa per raccomandata sarebbe cambiato qualcosa? Purtroppo non esiste alcun modo per indorare la pillola e nessuno si nasconde che si tratti di una decisione difficile. Tuttavia, e qui arriviamo al secondo punto, si tratta anche di una manovra necessaria perché il reddito di cittadinanza, per come era stato disegnato dal governo gialloverde, era costoso e dannoso. Esso poggiava, in teoria, su due gambe: una gamba assistenziale e una legata al sostegno ai beneficiari nella ricerca di un lavoro. Il nesso tra queste due gambe doveva essere garantito dalla minaccia di perdere il rdc in caso di ripetuti rifiuti di offerte di lavoro. Ma questa minaccia è stata spuntata fin dall’inizio: e non solo perché la macchina della formazione e ricollocazione non si è mai realmente messa in moto.

Il governo, dunque, ha fatto bene a distinguere nettamente questi due aspetti, mantenendo uno strumento assistenziale a supporto dei poveri e creandone di nuovi per aiutare nella ricerca di un’occupazione chi non ce l’ha. Naturalmente, come in tutte le cose, ci sono spazi di miglioramento: i sindaci possono avere alcune ragioni, nel qual caso occorre metterli nella condizione di operare. Va anche detto che i sindaci sapevano da tempo che tutto questo sarebbe accaduto: è abbastanza significativo che nessuno abbia sollevato il problema fino all’ultimo momento. Sempre che, naturalmente, non sia un paravento dietro cui nascondere la speranza di evitare una responsabilità che, invece, è logico e razionale che ricada sugli amministratori locali. Ciò detto, si può discutere di aggiustamenti a questo o altri aspetti, tra cui la quantificazione del rdc in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, purché non si ritorni alla logica del sussidio incondizionato e uguale per tutti.

In sostanza: ci sono mille interventi che il governo potrebbe fare per affinare il rdc. Quello che Palazzo Chigi dovrebbe evitare è cedere alle pressioni della piazza e ripristinare, anche solo parzialmente, un meccanismo che in questi anni ha dimostrato di essere puramente assistenziale e che, probabilmente, alimenta disoccupazione e lavoro nero.

1 agosto 2023

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