Il razionamento non basta

Nel nostro Paese va rilanciata la produzione di gas

9 Settembre 2022

MF-Milano Finanza

Carlo Stagnaro

Direttore Ricerche e Studi

Argomenti / Economia e Mercato

Abbiamo davanti un inverno difficile. Molti dei passi che andavano intrapresi per metterci al riparo dal rischio di interruzione delle forniture russe sono stati compiuti, a partire dal riempimento degli stoccaggi e dalla ricerca di forniture alternative. Ma non si può pensare di uscirne senza un contributo collettivo di risparmio energetico. Pertanto, bene ha fatto il governo a pubblicare un piano nazionale di contenimento dei consumi di gas. Il successo di questa iniziativa è determinante: di fronte a un mercato così teso, un calo anche modesto della domanda può avere effetti rilevanti sui prezzi. Inoltre, più si riesce a far leva sulla responsabilità dei consumatori, meno sarà necessario ricorrere a forme più aggressive di razionamento nel caso le cose precipitino.

Il programma illustrato dal ministro Roberto Cingolani prevede per il periodo da qui fino a marzo minori consumi per circa 8 miliardi di metri cubi di gas (corrispondenti a poco più del 10% della domanda annuale e al 16% di quella invernale, che a sua volta rappresenta circa i due terzi del totale). Di questi, circa 5 sono affidati a interventi top down (massimizzazione dell’utilizzo di carbone e olio combustibile e riduzione delle temperature nei condomini, uffici ed edifici pubblici). Circa tre sono invece legati a misure comportamentali che i cittadini dovrebbero mettere in atto spontaneamente, sia a costo zero (per esempio ottimizzare l’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie), sia con qualche investimento iniziale (come la sostituzione delle calderine a gas con pompe di calore).

Dal computo sono esclusi i risparmi del settore industriale, su cui l’ esecutivo sta ancora lavorando ma che potrebbero essere significativi: già ad agosto, d’altronde, si è registrata una contrazione dei consumi industriali di oltre il 20%. A questo punto che fare?

Il governo dovrebbe focalizzarsi su tre tipologie di intervento. In primo luogo, varare il prima possibile una campagna di comunicazione rivolta soprattutto alle famiglie e alle piccole o piccolissime imprese, per sensibilizzarle sulla necessità di affrontare l’inverno all’ insegna dell’austerity e fornire indicazioni pratiche su come fare senza rinunciare a (troppo) benessere. Un ottimo esempio è il sito predisposto dal governo svizzero, che offre istruzioni precise e semplici. Ovviamente una comunicazione online non è sufficiente: serve una strategia a 360 gradi, a partire dal coinvolgimento della Rai, per disseminare il messaggio e, se possibile, renderlo sexy.

Un secondo punto riguarda la traduzione pratica di un invito della Commissione europea, cioè predispone meccanismi di incentivazione per il risparmio. Bruxelles suggerisce di estendere a tutte le imprese (e rafforzare) un sistema analogo alla nostra interrompibilità, che andrebbe a sua volta rafforzata. Essa fornisce una remunerazione alle imprese in cambio della loro disponibilità a tagliare o sospendere il consumo in particolari circostanze. Se per i grandi consumatori ciò richiede l’organizzazione di procedure competitive, per i piccoli è sufficiente disegnare (e, ancora una volta, comunicare) i target di risparmio e le conseguenti premialità.

Infine, sebbene il focus si sia adesso spostato sulla domanda, non bisogna perdere di vista ciò che accade dal lato dell’ offerta. Il governo ha approvato un importante pacchetto di semplificazioni: solo nei mesi di luglio e agosto sono stati sbloccati 844 MW di nuovi impianti, che si aggiungono agli 1,5 già autorizzati nel primo semestre (la rilevazione è della Staffetta Quotidiana). Occorre tenere duro, dotando la Commissione Via presieduta da Massimiliano Atelli delle risorse necessarie. Ma non bisogna perdere di vista la cenerentola della strategia energetica italiana: la ripresa della produzione nazionale di gas, da cedere a prezzo calmierato all’industria. Essa avrebbe dovuto segnare uno scarto netto rispetto al passato, ma i provvedimenti attuativi sembrano arenati. Se non ora, quando?

da MF-Milano Finanza, 9 settembre 2022

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