IBL
8 novembre 2022
Produzione nazionale di gas: finalmente un passo avanti
L’adeguamento delle norme è un passo necessario, anche se sfortunatamente non è sufficiente
Dalla crisi energetica si uscirà solo aumentando l’offerta. Bene ha fatto, quindi, il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ad approvare una norma che darà una decisa accelerazione alla ripresa delle estrazioni nazionali di gas.

Il provvedimento agisce su due fronti. Da un lato, consente le attività estrattive in alcune zone precedentemente interdette. In particolare, il limite oltre il quale non è più possibile operare scende da 12 a 9 miglia dalla costa. Inoltre, sono riammesse alcune aree dell’Alto Adriatico, quelle più meridionali. L’accesso a tali risorse è subordinato all’adesione a un meccanismo che prevede la cessione del gas a prezzo calmierato ai consumatori industriali, attraverso l’intermediazione del Gse, secondo uno schema che era stato abbozzato da un decreto dello scorso marzo, ma non attuato. Gli effetti di questo meccanismo vengono di fatto anticipati rispetto alla effettiva disponibilità dei volumi aggiuntivi di gas, in modo da sostenere l’industria nazionale gasivora in questa difficile situazione. Infatti, i concessionari sono tenuti a mettere a disposizione fin dal 2023 un quantitativo pari al 75 per cento dei volumi attesi che potrà scendere al 50 per cento negli anni successivi, fino all’entrata in esercizio delle nuove produzioni.

Dall’altro lato, le modalità di cessione del gas prevedono una forchetta di prezzo: le imprese aderenti al meccanismo si impegnano ad acquistare il gas a un prezzo a sconto sul PSV (la borsa italiana del gas), non inferiore a 50 euro / MWh. Oltre tale soglia, si attiverà uno sconto (“anche progressivo”, quindi potenzialmente crescente col prezzo) fino a un prezzo massimo di 100 euro / MWh. Simmetricamente, i concessionari si impegnano a cedere il gas a tali condizioni, scambiando la possibilità di mettere in produzione nuovi volumi e la certezza del floor con la rinuncia a una parte dei ricavi qualora i prezzi di mercato superino le soglie individuate dalla norma. Considerando che soltanto negli ultimi mesi abbiamo visto il prezzo andare da oltre 300 a circa 20 €/MWh in alcuni giorni, un meccanismo di questo tipo fornisce una prospettiva di stabilizzazione dei costi per l’industria e di protezione dai picchi più estremi. Si può discutere all’infinito se abbia senso disegnare un simile meccanismo per consentire ciò che, in altri paesi, costituisce la normalità, cioè lo sfruttamento delle risorse nazionali di un combustibile così pregiato e centrale nei nostri sistemi energetici quale è il gas.

Tuttavia, guardando alla questione in termini pragmatici, la strada prescelta appare come un ragionevole compromesso tra la volontà politica di ampliare la produzione nazionale – che negli ultimi anni si è ridotta al lumicino non per la scarsità delle risorse, ma per la scarsità delle autorizzazioni – e la necessità di superare i veti. Alla luce di questi vincoli, è positivo anche che l’intermediazione del Gse abbia una natura puramente finanziaria. Tale ente, in altre parole, non entra a gamba tesa in un mercato complesso, non si pone in concorrenza diretta o indiretta con gli operatori e non si troverà a gestire fisicamente le quantità di gas coinvolte. Esso agisce, nei fatti, da aggregatore di domanda e offerta e controparte centrale e garantisce produttori e consumatori industriali rispetto agli obblighi reciproci. In altre parole, produttori e consumatori continueranno a vendere e comprare il gas al PSV, senza sottrargli liquidità e le differenze di prezzo saranno aggiustate fuori borsa, attraverso partite economiche regolate dal Gse.

In sostanza, l’emendamento approvato dal governo la settimana scorsa – e adesso all’esame del Parlamento – costituisce un ragionevole tentativo di contemperare diverse esigenze e offre, finalmente, una risposta concreta a una crisi che affonda le sue origini nello squilibrio dei fondamentali e che quindi non si può pensare di risolvere attraverso mere misure redistributive.

Se l’adeguamento delle norme è un passo necessario, sfortunatamente non è sufficiente: una volta entrata in vigore la nuova disciplina, i Ministri Giorgetti e Pichetto Fratin dovranno adottare celermente i necessari provvedimenti attuativi sullo sconto da applicare al prezzo di mercato e sui criteri di ripartizione del beneficio fra gli industriali. Ma ancora di più sarà importante vigilare sull’effettivo rilascio in tempi rapidi delle autorizzazioni per le nuove estrazioni, per le quali lo stesso emendamento prevede un percorso accelerato, da completarsi in appena tre mesi. Sarà questo il vero banco di prova dell’iniziativa. È chiaro che in assenza di nuovi sviluppi la misura rischia di rivelarsi vuota. Poiché è in questa fase che spesso naufragano le buone intenzioni, occorre tenere alta l’attenzione.

8 novembre 2022