Poche risorse? La colpa è anche nostra

Carlo Stagnaro critica la politica energetica degli ultimi 20 anni: modesto il livello degli investimenti in Italia

30 Agosto 2022

Libero

Argomenti / Ambiente e Energia

Per Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni, oltre alla guerra in Ucraina, è stata soprattutto la carenza di gas a scatenare la crisi energetica attuale. «Abbiamo alle spalle un lungo periodo durante il quale sono stati fatti pochi investimenti nella ricerca, nell’esplorazione e nella produzione di nuovi giacimenti. Basta un dato: il 2021 è stato l’anno col più basso numero di nuove scoperte di giacimenti di oil and gas a livello mondiale degli ultimi 75 anni».

I prezzi del gas continuano ad aumentare: quali sono le cause?
«Ci sono due aspetti diversi. Il primo è di lungo termine. L’attuale fase di alti prezzi è cominciata infatti già dalla seconda metà dell’anno scorso, quindi prima della guerra. Per via degli scarsi investimenti realizzati negli ultimi anni, l’offerta di gas non ha tenuto il passo con la domanda, che invece a partire dall’anno scorso si è ripresa in maniera molto rapida dopo il crollo causato dal Covid. Il secondo aspetto riguarda la guerra in Ucraina, che introduce un ulteriore elemento di incertezza perché trasforma una crisi che derivava dalla poca disponibilità di gas in una crisi geopolitica».

La corsa dei prezzi proseguirà anche nei prossimi mesi?
«Probabilmente sì. La causa profonda, cioè l’insufficienza dell’offerta, è lì per restare. Certo, negli ultimi mesi sono stati fatti investimenti importanti nelle fonti rinnovabili e alcuni Paesi stanno rivedendo i loro piani di uscita dal nucleare. Mentre, a causa dei prezzi elevati, la domanda industriale, e in parte anche quella domestica, si sta riducendo. È chiaro però che bisogna fare i conti col rischio più che probabile di ulteriori tagli delle forniture dalla Russia. E col fatto che il problema è talmente profondo che, anche se non ci fosse la guerra, non sarebbe possibile risolverlo nel giro di sei mesi. Se tutto andrà nel migliore dei modi, i prezzi rimarranno non dico sui livelli attuali, ma comunque su livelli estremamente elevati almeno per altri due o tre anni».

L’introduzione di un price cap, di cui si discute da mesi, potrebbe essere una soluzione?
«A mio avviso no, perché l’idea di mettere un tetto ai prezzi si basa sul fatto che la causa dei problemi che stiamo vivendo stia nella speculazione. Che magari esiste, ma mi sembra meno rilevante delle dinamiche di cui abbiamo parlato prima. Inoltre, se introdurre un tetto al prezzo del gas importato dalla Russia potrebbe avere un senso, mettere un tetto generalizzato, e cioè al Ttf (la borsa olandese del gas, ndr), oltre ad essere molto complesso da attuare, mi sembra controproducente: il rischio è che si riduca l’offerta».

Per quanto riguarda l’Italia, qual è il suo giudizio sulla politica energetica adottata dal nostro Paese negli ultimi venti anni?
«Mi sembra che siamo in buona parte responsabili della situazione in cui ci troviamo. Da un lato, infatti, abbiamo scelto di limitare il portafoglio di tecnologie a nostra disposizione, escludendo il nucleare e decidendo di abbandonare il carbone entro il 2025. Dall’altro, c’è un sistema burocratico e fiscale assolutamente folle che rende difficile sfruttare il grande potenziale che abbiamo con le rinnovabili».

Nel frattempo abbiamo anche smesso di estrarre gas.
«Dopo un picco nel ’96-’97 di quasi 20 miliardi di metri cubi, siamo scesi a circa 3 miliardi. Il motivo è banale: la volontà politica. Da anni non rilasciamo licenze esplorative e autorizzazioni per la produzione. Certo, questo non vuol dire che se avessimo sfruttato le risorse nazionali oggi non avremmo un problema energetico. Ma, potendo contare su 3-4 miliardi di metri cubi in più, sicuramente il problema sarebbe minore».

L’Italia ha puntato troppo sull’elettricità negli ultimi anni?
«Ci abbiamo puntato molto a parole ma meno nei fatti. Che, per certi versi, è il peggiore dei mondi possibili perché se si vuole elettrificare tutto si deve fare i conti con un aumento sostanziale della domanda di energia elettrica e creare le condizioni affinché tale domanda sia soddisfatta. Se si spinge verso l’elettrificazione dando incentivi a capocchia ma non si consente al sistema di adeguarsi, si crea una situazione assolutamente squilibrata».

Il governo sembra scommettere sul fatto che, riempiendo gli stoccaggi, l’inverno sarà al sicuro. È così?
«La quantità di gas negli stoccaggi è relativamente elevata e quindi in teoria potrebbe bastare. Molto dipenderà dall’inverno: se sarà breve e caldo, gli stoccaggi e le fonti di approvvigionamento alternative alla Russia basteranno. In caso contrario, potrebbero non essere sufficienti. In secondo luogo, più si estrae dagli stoccaggi maggiori saranno i problemi che dovremo affrontare l’estate prossima».

da Libero, 30 agosto 2022

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