Nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale generativa c’è un rischio maggiore di quello della distruzione di una moltitudine di posti di lavoro, su cui spesso ci si sofferma. È il rischio di sudditanza, sostengono Emmanuele Massagli e Maurizio Sacconi nel saggio «Creatività o sottomissione? Nuove officine d’intelligenza e libertà nel lavoro», edito da Marcianum press, che raccoglie le riflessioni emerse nei Seminari di Langa promossi dall’Istituto Bruno Leoni.
Per gli autori, bisogna evitare, spiega Fabio Pammolli nella prefazione, che come descritto nel Capitale di Karl Marx, un sistema tecnico comandi, «riducendo l’operaio ad accessorio vivo». Che le persone, cioè, finiscano per essere sottomesse alla nuova tecnologia anziché servirsene per moltiplicare creatività e produttività. Nel primo caso la libertà dell’uomo sarebbe relegata fuori dal lavoro, nel secondo troverebbe invece nel lavoro una delle forme più alte di espressione.
Siamo insomma a un bivio della storia. In quale scenario si finirà, se quello di «un operaismo di ritorno nelle officine digitali» o quello delle «officine dell’intelligenza», dipenderà da molti fattori, si spiega: l’organizzazione del lavoro, che deve essere improntata all’innovazione e alla partecipazione; i modelli giuridici, che devono rifuggire da ogni tentazione di iper regolazione; le decisioni politiche, con sempre l’uomo al centro; la capacità di trasferire i saperi; la tutela della concorrenza.
Fattori, questi, che possono aprire grandi opportunità per l’Italia, da sempre poco propensa alle irreggimentazioni e votata invece alla creatività, grazie anche a un tessuto produttivo vario e variegato. A patto, va sottolineato dagli autori, di mettere al centro il capitale umano. Che significa investimenti in formazione e disponibilità ad andare verso modelli di sempre maggiore responsabilizzazione e partecipazione dei lavoratori all’impresa.
Con questo libro Sacconi (già ministro del Lavoro) e Massagli (presidente della Fondazione Ezio Tarantelli) vogliono aprire una prospettiva improntata all’ottimismo: abbiamo tutte le possibilità e capacità per volgere la rivoluzione dell’intelligenza generativa a nostro favore, trasformando l’Italia in una «Start-Up Nation», favorendo la libertà imprenditoriale e investendo sulla «formazione integrale delle persone». Riproducendo in sostanza il «clima di libertà» degli anni del boom.
Una sfida più impegnativa rispetto alla facile tentazione di cedere alla paura del nuovo o a quella di delegare a questa tecnologia, che di giorno in giorno ci stupisce sempre più, funzioni e, alla fine, decisioni. In poco tempo ci troveremmo, inconsapevolmente, privati della nostra libertà. Il bene più prezioso.