Perché la Brexit può aiutare l'Europa

Da sempre l'Europa ricava enormi benefici dalla concorrenza territoriale delle proprie articolazioni

20 Giugno 2016

La Provincia

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

In un quadro fortemente segnato sul piano emotivo dall’omicidio di Jo Cox (la parlamentare laburista avversa a un distacco del Regno Unito dall’Europa), giovedì gli elettori del Regno Unito si recheranno alle urne per scegliere se restare o meno nell’Unione europea. È difficile sapere quanto quest’ultimo tragico episodio condizionerà il voto, ma è fuori di dubbio che esso non modifica i problemi di fondo.

Gli analisti sembrano per lo più temere l’addio dei britannici alla Ue, concentrandosi soprattutto sulle conseguenze economiche, insistendo su rischi e perdite. In tutto ciò c’è molta ideologia, dato che la religione dell’unificazione europea vanta numerosi adepti, ed è comunque evidente che esista una forte coesione tra establishment politico ed élite culturali.
Perché se è vero che lo choc di una Londra che abbandona l’Europa può far male a molti, come l’andamento delle borse lascia intendere, un’eventuale decisione in tal senso potrebbe essere accompagnata da taluni effetti molti positivi. In caso di Brexit ci troveremmo di fronte a un’Europa assai diversa: con qualche rischio di nazionalismo e chiusure xenofobe (senza dubbio), ma anche con l’opportunità di creare istituzioni più flessibili e capaci di adattarsi alle esigenze di popolazioni tanto diverse.

In Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, non a caso, si stanno seguendo con attenzione le vicende britanniche, perché l’idea di un’Europa a tre velocità (il nucleo dei Paesi dell’euro, i Paesi nell’Unione ma fuori dall’euro, i Paesi che si limitano a condividere il mercato comune) piace a molti.

Larga parte della campagna elettorale è stata segnata dalle minacce di parte tedesca. Si vorrebbe far credere agli inglesi che se sceglieranno di andarsene dall’Unione, gli altri 27 Paesi alzeranno barriere commerciale e la “faranno pagare” a chi ha voluto girar loro le spalle. Simili intimidazioni sono però ridicole, perché all’indomani del voto saranno le autorità britanniche a tradurre in termini effettivi il senso della scelta assunta dal voto popolare.

Quello che pochi comprendono, a ogni modo, è che un’Europa con il Regno Unito al suo esterno dovrebbe fare il possibile per evitare eccessi burocratici, sprechi di risorse, elevati livelli di tassazione. Da sempre l’Europa ricava enormi benefici dalla concorrenza territoriale delle proprie articolazioni dal fatto che regolazione e imposizione fiscale sono diverse in Francia, Olanda o Irlanda e la Brexit rafforzerebbe questa vocazione plurale del Vecchio Continente.

Ci sono alcune acquisizioni dell’Unione a cui nessuna persona di buon senso, pure nel Regno Unito, vuole rinunciare: e si tratta, in primo luogo, di questo mercato comune che consente a persone, beni e capitali di circolare liberamente. Ma molti britannici pensano che tale area di scambi e contratti debba aprirsi verso l’esterno (agli Stati Uniti, al Commonwealth, alle nuove potenze economiche dell’Asia) e che soprattutto debba coniugarsi con governi locali, pienamente indipendenti, meglio informati, responsabilizzati.
L’orgoglio britannico, insomma, potrebbe dare un assetto più liberale all’intera Europa e alle sue istituzioni.

Da La Provincia, 20 giugno 2016

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