Pensano ai 40mila sfrattati, ma calpestano i padroni di casa

Se si deciderà di colpire di nuovo la proprietà immobiliare e il contratto, spariranno altri appartamenti dal mercato

7 Gennaio 2015

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Potrebbero arrivare presto brutte notizie per i proprietari di casa e anche per i giovani in cerca di un’abitazione in affitto. Le amministrazioni delle tre maggiori città (Roma, Milano e Napoli) si sono infatti rivolte al governo Renzi chiedendo di prorogare il blocco degli sfratti, al fine di evitare il dramma sociale di circa 40mila famiglie messe per strada.

Nessuno può essere indifferente dinanzi a tanta gente in difficoltà, ma è scandaloso che non si abbia il minimo rispetto per il diritto e che non ci si renda conto che questa continua violazione dei contratti produce un progressivo dissolvimento della società nel suo insieme. Prorogare nuovamente gli sfratti significa permettere a qualcuno di disporre di beni non propri: in sostanza, si legalizzano comportamenti illeciti. E se c’è un problema sociale (indubbio) riguardante le famiglie da sfrattarsi, è ugualmente vero che esiste pureunproblema assai drammatico che interessa ad esempio gli anziani che hanno investito i risparmi in una seconda casa e oggi per vivere hanno bisogno del reddito derivante dalla locazione.

È anche facile vedere come vi sia tanto cinismo (o incomprensione delle più elementari leggi dell’economia) in politici convinti che sia possibile agire a favore di un gruppo debole senza che tutto ciò non abbia conseguenze negative su un altro, magari anche più fragile e senza protezioni. In effetti, se si deciderà di colpire di nuovo la proprietà immobiliare e il contratto, una conseguenza facilmente prevedibile sarà quella di fare sparire altri appartamenti dal mercato, rendendo ancora più costoso per i giovani trovare un posto in cui vivere. La ricorrente controversia su questo tema mostra come la demagogia e il populismo sappiano imporsi facilmente nel dibattito pubblico e nei luoghi delle decisioni amministrative, poiché politici e sindacalisti sono abili nell’evidenziare taluni aspetti della realtà e occultarne altri. L’iniziativa delle città sposa gli interessi, quale ne sia la legittimità, dei soggetti piùvisibili e organizzati (quanti già sono in affitto e dovrebbero lasciare l’abitazione), ignorando le probabili ripercussioni di tutto ciò su chi in futuro avrà sempre più difficoltà a reperire una casa.

Le conseguenze peggiori di tali politiche abitative, ad ogni modo, non sono primariamente economiche: sono morali, giuridiche e di lunga durata. Perché quando in una società un contratto sottoscritto può diventare carta straccia a seguito di una decisione politica e quando la proprietà non è più rispettata (quando in sostanza qualcuno può disporre senza problemi di beni non suoi), la convivenza entra in crisi. Proprietà e contratto dovrebbero incarnare limiti invalicabili all’arbitrio di chiunque, che nessun potere dovrebbe poter violare, poiché sono confini posti a nostra tutela. Quando questo non avviene, si entra in una giungla dominata dai gruppi più forti e dai politici più spregiudicati: un disordine sociale che purtroppo conosciamo ormai anche troppo bene.

Da Il Giornale, 7 gennaio 2015
Twitter: @CarloLottieri

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