Olimpiadi, giochi belli (e pericolosi)

Dal 1960 chi le ospita va in rosso

16 Aprile 2015

Avvenire

Argomenti / Teoria e scienze sociali

I numeri, allarmanti, vengono da una ricerca dell’Istituto Bruno Leoni. II cui titolo è tutto un programma: “L’importante è partecipare: perché rinunciare a Roma 2024“. II report cita un’analisi condotta da Bent Flyvbjerg e Allison Stewart, professori all’università di Oxford, che dimostrano con precisione come negli ultimi anni le Olimpiadi si siano rivelate un salasso per i Paesi organizzatori. Con costi sempre lievitati a dismisura. A partire dall’ultima edizione di Londra 2012, chiusa con una spesa di circa 24 miliardi di sterline. Quella iniziale, stimata nel 2005 al momento dell’assegnazione, era di soli 2,37 miliardi, dieci volte di meno.

Stessa sorte è toccata anche alle tre precedenti edizioni: Pechino 2008 è passata da 2,2 miliardi a quasi 45 miliardi di dollari (stima non ufficiale, a causa della scarsa trasparenza dei resoconti governativi). Nel 2004 ad Atene i costi sono esattamente raddoppiati, da 4,5 a 9 miliardi di euro, portando il deficit pubblico al 6,1% del Pil e inabissando l’economia greca.

Anche a Sidney 2000 l’investimento raddoppiò rispetto agli iniziali 3,4 miliardi di dollari australiani. Per questo, l’Istituto Bruno Leoni conclude il suo rapporto lanciando delle proposte alternative. Come stabilire una dimora fissa per le Olimpiadi, o al contrario delocalizzarle in giro per il mondo, sempre al fine di razionalizzare i costi. Una terza via potrebbe essere quella di istituire delle penali in caso di superamento del budget, come strumento di controllo della spesa.

Da Avvenire, 16 aprile 2015

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