Non esistono dazi buoni: la lezione della Corte Suprema per l’Europa

La futura politica commerciale degli Stati Uniti sarà meno arbitraria e imprevedibile

23 Febbraio 2026

Istituto Bruno Leoni

IBL

Argomenti / Economia e Mercato

Con la decisione di venerdì, la Corte Suprema ha affossato gran parte dei dazi proclamati da Donald Trump nel suo primo anno alla Casa Bianca (tre quarti, rispetto al gettito atteso). Il presidente ne ha già varati di nuovi, che però sono soggetti a molti più vincoli: limiti di durata, meno flessibilità nell’applicarli solo ad alcuni paesi, obblighi di motivazione e, in alcuni casi, la necessità di ottenere il via libera del Congresso.

Dal punto di vista dei partner commerciali, come l’Europa, questa è una buona notizia, perché significa che la futura politica commerciale degli Stati Uniti sarà meno arbitraria e imprevedibile. Naturalmente, resta da capire il destino dell’accordo trovato tra Trump e la presidente Ursula von der Leyen in Scozia. Tuttavia, appare oggi ancora più chiaro – come avevamo scritto a suo tempo – che la Commissione ha fatto bene a mantenere un approccio cauto, senza cedere alle insistenze di chi avrebbe voluto una risposta aggressiva. E che ancora oggi la critica per non averla messa in pratica.

Proprio il dibattito americano, del resto, conferma che i dazi fanno male soprattutto a chi li impone. Se l’Ue avesse imbracciato il bazooka, come molti volevano, non solo avrebbe scatenato la reazione di Washington, ma avrebbe ulteriormente indebolito la propria economia e, segnatamente, le proprie aziende esportatrici. È stato molto più saggio cercare di contenere i danni, nell’attesa che anche dall’altro lato dell’Oceano si chiarisse fino a che punto il potere esecutivo può spingersi.

Che cosa avrebbe significato, del resto, mostrare i muscoli? Imporre altri dazi, ai danni dei prodotti statunitensi e magari non solo, i quali oggi resterebbero immutati: non li avrebbe cancellati la Corte Suprema del giudice Roberts. Dovremmo fare tesoro di questa lezione di sangue freddo, e usarla sia per gestire i futuri rapporti con la Casa Bianca, sia per evitare di inseguire (o scavalcare) Trump sul terreno del protezionismo.

oggi, 24 Febbraio 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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