Non è vero che lo "spezzatino" fa male. Lezioni da Londra per ATM

“Stiamo scioperando per voi”. E’ questo il messaggio contenuto nella lettera aperta diffusa dai sindacati di di ATM Milano i cui dipendenti si sono ieri astenuti per quattro ore dal lavoro creando gravi disagi soprattutto a chi si recava al Salone del Mobile. “Stiamo scioperando per voi” perché “Milano rischia di perdere il suo sistema […]

6 Aprile 2017

Il Foglio

Francesco Ramella

Research fellow, IBL e docente di Trasporti, Università di Torino

Argomenti / Teoria e scienze sociali

“Stiamo scioperando per voi”. E’ questo il messaggio contenuto nella lettera aperta diffusa dai sindacati di di ATM Milano i cui dipendenti si sono ieri astenuti per quattro ore dal lavoro creando gravi disagi soprattutto a chi si recava al Salone del Mobile.

“Stiamo scioperando per voi” perché “Milano rischia di perdere il suo sistema di trasporti, è a rischio la mobilità di lavoratori, cittadini e studenti, perché c’è chi pensa di frantumare i trasporti e venderli”. Le sciagure paventate dagli scioperanti sarebbero la naturale conseguenza dell’eventuale spezzettamento del servizio fra più aziende. Ma è davvero così?

Molti milanesi hanno probabilmente fatto esperienza del trasporto pubblico londinese. A dar retta agli scioperanti, avrebbero dovuto trovarsi di fronte ad un servizio disastroso. Da trent’anni, infatti, a Londra i servizi di superficie sono prodotti da più aziende che competono tra loro per l’assegnazione di piccoli lotti. La verità è che non ne ha risentito né la qualità né la quantità dell’offerta. L’effetto più significativo del superamento del monopolio è stato quello di un radicale miglioramento dell’efficienza. Nei dieci anni successivi alla riforma i costi unitari sono diminuiti del 75%. Il vero limite del modello londinese è che, con l’arrivo di Ken Livingstone i cordoni della borsa hanno nuovamente cominciato ad allargarsi ed una parte del recupero di efficienza è andato perduto (al contrario di quanto accaduto nel resto del Paese dove vige un regime quasi completamente deregolamentato). Analogo a quello britannico è il caso della Svezia dove tutte le aziende municipalizzate sono state privatizzate; a Stoccolma, da alcuni anni, è stato affidato tramite gara ad un operatore privato anche il servizio della metropolitana. I risultati non hanno tardato a manifestarsi: l’attuale costo di produzione dei servizi su gomma è pari a poco più della metà di quello che si registra nel nostro Paese. Se lo stesso livello di efficienza fosse raggiunto in Italia, a parità di di servizio offerto e con tariffe immutate, i sussidi pubblici potrebbero essere tagliati del 70% per un ammontare complessivo di almeno tre miliardi all’anno. Risorse che, ad esempio, potrebbero essere utilizzate per il ridurre il costo del lavoro nel settore privato esposto alla concorrenza internazionale a differenza del trasporto pubblico che, al riparo dalla competizione, fa registrare un costo del lavoro per unità di prodotto quasi triplo di quello britannico.

D’altra parte, quella che per molti sembra essere una proposta quasi rivoluzionaria non rappresenta nient’altro che l’estensione al settore dei trasporti del normale meccanismo di acquisto di beni o servizi da parte della pubblica amministrazione. C’è qualcuno disposto a credere che il Comune di Milano spenderebbe meno per l’acquisto di personal computer, servizi di ristorazione o di qualsiasi altro prodotto se, invece di ricorrere a gare di appalto, si affidasse in esclusiva ad aziende di sua proprietà? E se ciascuno di noi potesse acquistare un’auto da un solo soggetto monopolista, la qualità dei veicoli sarebbe forse migliore?

Un rischio reale del ricorso ad un meccanismo competitivo è che ai monopoli locali se ne sostituisca uno statale, quello delle ferrovie, anch’esso non soggetto alla disciplina di mercato. Per evitarlo, come mostra ancora una volta l’esperienza britannica, occorrerebbe applicare a quest’ultimo la stessa ricetta delineata per i trasporti locali. Nel quarto di secolo successivo alla privatizzazione ed allo “spezzatino”di British Rail, pur in presenza di ripetuti interventi pubblici che hanno ostacolato il pieno dispiegarsi degli effetti della competizione, i passeggeri della ferrovia sono raddoppiati e i sussidi per i servizi di trasporto azzerati.

Da Il Foglio, 6 aprile 2017

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