Il boom dei prezzi delle principali commodity energetiche – a partire dal petrolio e dal gas – ha suscitato la consueta cantilena: speculazione! E, contro la speculazione, ha fatto riemergere il medesimo rosario di interventi per evitare che i rincari arrivino ai consumatori: detassazioni per sterilizzare gli aumenti, tetti ai prezzi per impedire che si materializzino e varie altre misure più o meno eccezionali.
Senza bisogno di scomodare la speculazione, è banale osservare che sarebbe stato sorprendente se tali aumenti non ci fossero stati: dopo l’attacco degli Usa e di Israele e la reazione dell’Iran, lo stretto di Hormuz è pressoché chiuso. Questo significa che, in questo momento, circa il 20 per cento del petrolio e del Gnl mondiale non può raggiungere i luoghi di consumo. I paesi produttori stanno cercando di mettere in piedi contromisure – oltre alla risposta militare, per esempio, l’Arabia Saudita sta utilizzando un oleodotto per bypassare Hormuz e portare il greggio verso il Mar Rosso. Ma questo può tamponare solo in parte l’emergenza. Di fronte all’improvvisa scarsità, i prezzi dicono ai consumatori: per ora, cercate di utilizzare meno petrolio e gas, perché ce n’è meno di quanto sembrava (almeno fino al superamento della crisi).
I mercati sono relativamente ottimisti, almeno se guardiamo all’andamento dei futures, che prevedono una normalizzazione della situazione nella seconda metà dell’anno. Non sappiamo se le cose andranno effettivamente così: sappiamo però che qualunque intervento finalizzato a costringere i prezzi al di sotto del loro valore effettivo rischia di acuire la crisi, anziché risolverla. Questo vale sia per le misure che intendono impedire al mercato di funzionare (come le varie forme di price cap) sia per quelle che mirano a mitigarne gli effetti (come le defiscalizzazioni temporanee per compensare gli aumenti). L’esperienza recente del 2022, peraltro, conferma che questi provvedimenti hanno aggravato la situazione, trasformando la crisi energetica in una crisi fiscale, inasprendo l’inflazione e lasciando pesanti strascichi sui debiti pubblici dei paesi che non hanno resistito alla tentazione.
L’unica via d’uscita da una situazione come questa è lasciare che il mercato faccia il suo mestiere: il picco dei prezzi, mentre dice ai consumatori che devono risparmiare, dice anche ad altri produttori in altre parti del mondo – o ai produttori di prodotti alternativi – che devono rimboccarsi le maniche e supplire il mercato dei beni mancanti. Parafrasando Adam Smith nel 250° anniversario de “La ricchezza delle nazioni”, non è dalla benevolenza del petroliere che cerchiamo la nostra benzina, ma dal suo stesso interesse. E nemmeno possiamo affidarci alla benevolenza dei governi.