No a una stagione di spesa clientelare, sì a un taglio percepibile alla pressione fiscale

Per poter ridurre le tasse serve tagliare la spesa e evitare derive clientelari nell’ultimo anno del governo

31 Marzo 2026

Il Foglio

Carlo Stagnaro

Direttore Ricerche e Studi IBL

Argomenti / Politiche pubbliche

Tramontata l’unica riforma istituzionale che aveva portato a compimento, Giorgia Meloni può vantare al momento una sola eredità significativa: la stabilità dei conti e, se tutto va bene, la chiusura, nei tempi previsti, della procedura di infrazione per deficit eccessivo. Non era un risultato scontato: nel 2022, la premier aveva trovato un deficit dell’8,1 per cento, il più alto d’Europa e pari a più del doppio della media (3,2 per cento). Attraverso una politica di prudenza, fatta anche di scelte impopolari, il governo ha messo sotto controllo i conti, tagliato programmi irragionevoli come il Superbonus e cessato politiche insostenibili come lo sconto sulle accise e altri bonus energetici stabiliti negli anni precedenti. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha così raggiunto la soglia del 3 per cento già l’anno scorso (la chiusura formale della procedura di infrazione si gioca su un decimale conteso, ma il risultato sostanziale è certificato dal crollo dello spread).

A questo punto, il governo deve sfruttare l’ultimo anno per vincere due sfide: una interna, l’altra esterna. Internamente, la premier dovrà resistere alle tentazioni della sua coalizione, a maggior ragione dopo la sconfitta referendaria, che spingeranno verso una stagione di spesa clientelare, anche in vista delle prossime elezioni politiche. Ciò equivarrebbe a disperdere un’esperienza virtuosa, che ha generato benefici tangibili e che va preservata per dare alla prossima legislatura una prospettiva di rigore.

Più complessa è l’altra scommessa: se Meloni vuole chiudere il suo mandato con un messaggio forte, deve intervenire sul fronte tributario, con un taglio percepibile alla pressione fiscale. Per esempio, in un contesto di crescente inflazione, potrebbe mettere strutturalmente nel mirino quella tassa occulta e pertanto odiosa che è il fiscal drag, indicizzando le aliquote Irpef all’inflazione. Ma la condizione per farlo è aprire la porta che il governo finora ha evitato: la revisione della spesa.

L’Italia non può crescere se non viene sgravata dalle tasse; ma non si possono abbattere le tasse senza ridurre la spesa.

oggi, 31 Marzo 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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