Alberto Mingardi
Rassegna stampa
23 maggio 2022
Nessuno choc ferma il mercato
La globalizzazione non è fragile, ma è messa a rischio da scelte politiche ben precise, che possono fare straordinari danni
Lo scorso anno, la nave Ever Given restò incagliata nel canale di Suez. I giornali fecero grandi titoli sulla fragilità della globalizzazione: quello era il granello di sabbia che inceppava l’ingranaggio. A fine 2021, oltre 20 mila navi sono passate per il canale, quanto mai prima nella storia. I leader occidentali hanno scelto di combattere la Russia provando a escluderla dallo scambio internazionale. Vedremo fra qualche anno se è stato saggio smettere di vendere scarpe e borsette a Mosca e San Pietroburgo, indurre i giganti del retail a chiudere i loro negozi, indurre Mcdonald’s a cedere, presumibilmente a un russo, la proprietà dei propri ristoranti.

Con i marchi, non se ne vanno le abilità e le conoscenze apprese col tempo: non si disimpara a cuocere un hamburger, lo si farà sotto un’altra insegna. Tendiamo a considerare la complessità del nostro mondo come una debolezza. E’ anche un punto di forza. Nell’anno del Covid, in molti avevano profetizzato la crisi delle catene di fornitura internazionali. Queste catene non sono però ceppi che legano le imprese: il buon imprenditore e l’impresa efficiente sono sempre alla ricerca di processi più rapidi e lineari, di costi inferiori.

Gli choc possono spiazzare: cercare i fornitori migliori a prezzi più bassi nelle condizioni date non è però un’operazione straordinaria, per qualsiasi imprenditore, ma la routine quotidiana. La geopolitica ha un peso, ma così pure il percorso quotidiano degli attori economici, determinato dalle convenienze e perlopiù estraneo a motivi ideologici. La globalizzazione non è fragile, ma è messa a rischio da scelte politiche ben precise che possono rendere più difficile raggiungere un certo Paese, stipulare un certo contratto, operare con determinati partner.

La politica può fare danni straordinari, ma per fortuna non è nemmeno l’unico strumento che abbiamo per ricucire quegli strappi, per quanto drammatici possano essere, come la possibile crisi alimentare innescata dall’isolamento di Ucraina e Russia. Ci sono anche le quotidiane decisioni basate sulle convenienze economiche: sempre influenzate dalla politica, ma orientate ai bisogni e alle necessità dei consumatori.

da L'Economia-Corriere della Sera, 23 maggio 2022