Simona Benedettini
Rassegna stampa
3 febbraio 2022
Nella Tassonomia verde Ue troppi paletti per le centrali a gas
Il regolamento europeo potrebbe indebolire la sicurezza del sistema elettrico o aumentarne i costi
La Tassonomia sulle attività sostenibili, il regolamento europeo che identifica gli investimenti green, potrebbe indebolire la sicurezza del sistema elettrico o aumentarne i costi. I criteri stabiliti nel provvedimento per la definizione degli asset ecosostenibili potrebbero, infatti, scoraggiare gli investimenti nelle tecnologie necessarie a minimizzare il rischio di blackout. Potrebbe essere questo il caso degli operatori impegnati nella realizzazione di centrali elettriche a gas per via del capacity market.

Quest'ultimo è un meccanismo con cui Terna, il gestore della rete di trasmissione, approvvigiona a termine, e tramite aste, capacità di generazione elettrica esistente, o da costruire, per minimizzare nel lungo periodo il rischio di blackout. Gli aggiudicatari delle aste si impegnano a rendere disponibile la capacità impegnata con Terna per un periodo pluriennale. In cambio di questo impegno, che comporta costi fissi e operativi per gli impianti, i produttori ricevono una remunerazione. Paradossalmente, i recenti emendamenti alla Tassonomia qualificano di fatto le centrali a gas come non ecosostenibili. Il paradosso sta nel fatto che il capacity market intende supportare la transizione energetica attraverso l'approvvigionamento di capacità di riserva, come quella a gas, idonea a soddisfare i consumi con continuità quando, per la loro intermittenza, le fonti rinnovabili non producono elettricità.

Per potersi qualificare come sostenibili, le centrali a gas devono soddisfare alternativamente due requisiti secondo la tassonomia. O produrre emissioni di gas a effetto serra entro il limite di 100g CO2e/kWh. Oppure entro il limite di 270g CO2e/kWh o 500 kg CO2e/kW e assicurare, tra le altre condizioni, che: l'elettricità generata non possa essere prodotta da uno stesso volume di capacità rinnovabile; e l'investimento sostituisca eventuali impianti esistenti a carbone, olio combustibile o lignite. Limiti emissivi che anche le più innovative centrali a gas non soddisfarebbero a meno di non essere accoppiate con sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. Tanto che, nel 2019, un altro regolamento europeo fissava a 550g CO2e/kWh il limite sotto al quale sarebbero dovuti rientrare gli impianti termoelettrici partecipanti ai capacity market europei o meccanismi equivalenti. E su questo limite si basa, di conseguenza, anche la disciplina italiana del mercato della capacità.

Alcuni sostengono che i criteri della tassonomia per gli impianti a gas sono la giusta risposta ai generosi incentivi del capacity market. Tuttavia tali incentivi non forniscono capitali upfront per effettuare l'investimento ma remunerano ex-post un servizio per l'integrazione delle fonti rinnovabili intermittenti nel sistema elettrico. Ecco quindi che se, in virtù dei criteri di classificazione della Tassonomia, gli oneri finanziari per la realizzazione di centrali a gas dovessero aumentare, potrebbero verificarsi due fenomeni: il primo è che la remunerazione richiesta con il capacity market potrebbe aumentare. Il secondo, ben peggiore, è quello di scoraggiare gli investimenti in queste tecnologie aumentando i costi per l'integrazione delle fonti rinnovabili per effetto di maggiori blackout o del ricorso a tecnologie più costose per garantire la sicurezza del sistema.

Rischi esacerbati, peraltro, dagli obblighi informativi della tassonomia. Quest'ultima, infatti, stabilisce che le organizzazioni di interesse pubblico con più di cinquecento dipendenti debbano rendere note la quota di fatturato, spese in conto capitale e spese operative proveniente da prodotti o servizi associati ad attività ecosostenibili. Ne consegue che quanto maggiore è la quota di asset non ecosostenibili di un'impresa quanto maggiore potrebbe essere il danno reputazionale cui andrebbe incontro. Con conseguenti effetti deleteri sulla capacità di ricorrere ai mercati finanziari. Anche quando, come nel caso delle centrali a gas, quegli investimenti sono volti a promuovere una maggiore sostenibilità della produzione elettrica. In ogni caso, a subirne le conseguenze saranno ancora una volta le bollette di famiglie e imprese.

da MF-Milano Finanza, 3 febbraio 2022